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I record: sopra e sotto l’acqua

Poche cose incarnano il mito dell’avventura come il mare. Le vastità marine hanno sempre rappresentato un richiamo irresistibile per l’uomo, e che si tratti del canto delle sirene di Omero o del fascino intrinseco delle profondità insondabili, il mare è per eccellenza un luogo di sfide che continuano incessantemente a rinnovarsi. Oggi vi raccontiamo alcuni tra i record più incredibili legati all’acqua, conquistati da marinai e nuotatori, ma anche da “signori degli abissi”.

1. Il giro della Gran Bretagna a nuoto

Immaginate di percorrere circa 2865 chilometri a nuoto in mare, tra meduse e temperature da brivido. È l’impresa che ha compiuto Ross Edgley, 33 anni, circumnavigando la Gran Bretagna con la sola forza delle sue bracciate: un periplo di 156 giorni che equivale a 85 traversate della Manica. Edgley ha nuotato per una media di 12 ore al giorno, consumando tra le 10.000 e le 15.000 calorie e uscendo dall’acqua solo per dormire su un catamarano d’appoggio.
Ha affrontato le correnti, il maltempo, gli attacchi delle meduse (una lo ha colpito in faccia), ha riportato un’estesa infezione alla lingua per il contatto continuo con l’acqua salata e, per un tratto, è stato anche affiancato da una balenottera. Partito il 1° giugno 2018 da Margate, nel Kent, ha toccato di nuovo terra il 4 novembre, diventando così il primo uomo a stabilire questo primato.

2. La regata con i tratti di mare più pericolosi

Si tratta della celeberrima Vendée Globe, la cui prossima edizione partirà domenica 8 novembre 2020. Nata nel 1989 dal desiderio del velista Philippe Jeantot, è una regata che prevede la circumnavigazione completa del globo, in solitaria, senza possibilità di attracco e di assistenza esterna. Jeantot volle istituirla per offrire ai velisti più esperti una competizione che fosse una vera sfida e oggi è aperta a tutte le imbarcazioni a scafo singolo che rispondano ai parametri della classe Open 60. La gara si svolge da novembre a febbraio, in modo che i partecipanti possano affrontare i mari antartici, particolarmente difficili per le condizioni meteo e la presenza di iceberg, durante il periodo relativamente più clemente dell’inverno australe.
Si parte da Les Sables-d’Olonne, sulla costa atlantica della Francia, e ci si dirige verso l’Antartide passando per il Capo di Buona Speranza, da cui si procede verso est per Cap Leeuwin e Capo Horn, per poi fare rotta verso nord e il punto di partenza. Dato che i concorrenti non possono ricevere assistenza, il numero dei ritiri durante la gara è sempre alto ed è richiesta a tutti i partecipanti una comprovata esperienza di navigazione in solitaria e la conoscenza di tecniche di sopravvivenza. Se volete provare i brividi della regata stando al sicuro a casa vostra, vi consigliamo di recuperare il libro di Derek Lundy Dentro l’uragano, che racconta come la Vendée Globe trascenda la sfida sportiva e diventi una vera e propria esperienza esistenziale.

3. L’immersione più profonda con bombole

Il record della più profonda immersione in mare con bombole è detenuto dall’egiziano Ahmed Gabr, sceso a una profondità di 332,35 metri al largo di Dahab (Egitto), nel Mar Rosso. Gabr si è allenato per anni in preparazione all’impresa: l’immersione è durata 13 ore e 50 minuti, di cui 14 minuti sono stati impiegati dall’atleta per raggiungere il fondo, mentre tutto il resto del tempo è servito per completare la risalita e il processo di decompressione.

4. I record in apnea

Ancora più difficile e rischiosa è l’apnea, disciplina che richiede straordinarie doti fisiche e mentali. La massima profondità subacquea in apnea (immersione no limits) è stata raggiunta dall’austriaco Herbert Nitsch, che il 6 giugno 2012 è riuscito a toccare i -253 metri, anche se il record gli è costato un malore che l’ha costretto a un trattamento in terapia intensiva. Nitsch è considerato da molti il più grande apneista di sempre e presenta doti fisiche uniche: riesce a espandere i polmoni fino a un volume di oltre 15 litri e a trattenere il fiato per più di 9 minuti.
Il record di apnea statica realizzato nel 2018 dal croato Budimir Šobat è nato invece con uno scopo benefico: per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’autismo, da cui è affetta la figlia, Šobat ha trattenuto il fiato per ben 24 minuti e 11 secondi, battendo di 7 secondi il precedente record, stabilito dallo spagnolo Aleix Segura. Questo risultato è stato reso possibile da una ventilazione con ossigeno puro ed è stato conseguito in una piscina presso la Fiera di Zagabria.

5. La risalita senza attrezzatura

Un record piuttosto singolare è detenuto dal sommergibilista statunitense Richard A. Slater che, il 28 settembre 1970, a seguito di uno speronamento subito al largo dell’Isola di Catalina, in California, è riuscito a uscire dallo scafo del sommergibile che si trovava a -68,6 metri e a tornare in superficie, salvandosi miracolosamente.

6. L’onda più alta mai cavalcata

Per fare surf bisogna coniugare doti atletiche, passione per il mare e una spiccata acquaticità. Per cavalcare le onde giganti, veri muri d’acqua di decine di metri, bisogna aggiungere esperienza, coraggio e una certa dose di incoscienza. Il record dell’onda più alta mai cavalcata è stato conquistato dal brasiliano Rodrigo Koxa l’8 novembre 2018 a Nazaré, località del Portogallo celebre per le onde giganti.
I giudici hanno stabilito che Koxa ha surfato su un’onda di 24,38 metri, battendo il primato di 23,77 metri detenuto dall’hawaiano Garrett McNamara. A dicembre dello stesso anno, l’atleta inglese Tom Butler ha annunciato di aver surfato su un’onda di 30 metri, sempre a Nazaré: se la performance venisse convalidata, sarebbe suo il record del mondo per l’onda più alta di sempre.

7. Nuoto estremo: il record polare

Sempre in tema di esperienze che si spingono al limite delle possibilità umane, il record per la nuotata polare appartiene a Lewis Pugh, un avvocato britannico con la passione del nuoto estremo. Pugh ama farsi chiamare il “protettore degli oceani” e le sue gesta sono mosse da uno spirito che unisce filantropia, ecologia e desiderio di scoperta nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli ecosistemi a rischio. L’impresa che gli è valsa il record è la 5 Swims in Antarctica for 1 Reason, che si è svolta nel Mare di Ross.
Pugh si è immerso cinque volte, sfidando condizioni ambientali che avrebbero messo a rischio la sopravvivenza di chiunque, è stato inseguito da un leone marino, ha subito venti a -40° e una temperatura esterna di -37°. Il record è arrivato con la seconda immersione, durante la quale ha nuotato per 500 metri in acque a -1,7°: un'enormità se si pensa che il corpo umano congela a -1,9° e che il dolore che comporta il contatto della carne con l’acqua così fredda è lancinante.

8. La nuotata più lunga in un fiume

Continuando con i record di resistenza, il primato per la maggiore distanza percorsa a nuoto in un fiume spetta invece allo sloveno Martin Strel, detto “l’uomo pesce”, che nella sua carriera ha collezionato la distanza di 3004 chilometri sul Danubio, percorsa in 58 giorni, i 3797 chilometri lungo il Mississippi in 68 giorni e i ben 5400 chilometri sul Rio delle Amazzoni in 66 giorni.

9. I giri del mondo in solitaria

Il primato per il giro del mondo in solitaria più veloce spetta a un giovane velista transoceanico di grandissimo talento, Francois Gabart. Francese, nato nel 1983, soprannominato “il biondino degli oceani”, nel 2017 Gabart ha stabilito il record per il giro del mondo senza scalo più veloce di sempre, con un tempo di 42 giorni, 14 ore, 40 minuti e 15 secondi. Ha percorso un totale di 27.859,7 miglia reali, alla velocità media di 27,2 nodi, a bordo del maxi trimarano con foil Macif, in grado di “volare sull’acqua”. Gabart dice di non aver praticamente dormito durante tutta l’impresa, di essersi nutrito solo di liofilizzati e di non aver mai fatto una doccia. Un sacrificio che gli ha permesso di superare di ben sei giorni il record stabilito in precedenza da Thomas Coville.
Il record per il giro del mondo in solitaria, senza scalo, con la barca più piccola di sempre appartiene invece al polacco Szymon Kuczyński, che, con un piccolo natante di soli 6,36 metri, battezzato Atlantic Puffin, ha completato la circumnavigazione che ha toccato Africa, Australia e Sudamerica, per un totale di circa 29.000 chilometri, in 268 giorni. Un’impresa che lo ha fatto entrare di diritto nell’esclusivo club dei soli 80 marinai che hanno compiuto il giro del mondo in solitaria e senza scalo.

10. Il naufrago sopravvissuto più a lungo in mare

José Salvador Alvarenga è stato protagonista di una disavventura degna di Robinson Crusoe: il 17 novembre 2012, il pescatore salvadoregno parte per una battuta di pesca al largo del villaggio di Costa Azul, in Messico. Alvarenga è un uomo di mare di grande esperienza ed è accompagnato da Ezequiél Cordoba, un ragazzo di 22 anni che gli fa da aiutante. Durante la pesca, i due vengono sorpresi da una tempesta, con cui combattono a lungo; riescono a tornare con grande fatica in prossimità della costa, lanciando un allarme che viene raccolto dai soccorsi ma senza riuscire a fornire la posizione della barca, quando accade l’impensabile: il motore si rompe e la barca comincia ad andare alla deriva, fino a scomparire.

La sua storia è stata raccolta dal giornalista Jonathan Franklin nel libro 438 giorni. L’incredibile storia vera di un uomo sopravvissuto nell’oceano, che ha ricostruito in oltre quarantaquattro interviste una vicenda che potrebbe a buon diritto trovare posto tra Il vecchio e il mare e Moby Dick.

Il naufragio di Alvarenga e Cordoba dura oltre un anno, un’esperienza durissima da cui tornerà vivo solo Alvarenga. Approderà a Tile Island, una delle oltre mille isole dell’arcipelago delle Marshall, a 6.700 chilometri dal punto da cui era salpato.

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