Scopri e ordina i prodotti Technogym direttamente dal nostro sito;
ti informiamo che le spedizioni e le installazioni potrebbero subire ritardi vista la forte domanda che stiamo gestendo.
Il sito utilizza cookie tecnici propri, cookie analitici di terze parti anonimizzati, e cookie di terze parti che potrebbero profilare: accedendo a qualunque elemento/area del sito al di fuori di questo banner, acconsenti a ricevere i cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso ai cookie, clicca qui.
OK

Il nuovo AC75: il "decollo" del monoscafo volante

Quando nel 2021 andrà in scena nelle acque di Auckland la 36a edizione della Coppa America saranno trascorsi esattamente 170 anni dalla prima storica regata che segnò l’inizio della più antica competizione sportiva ancora oggi disputata, un trofeo che nella sua lunghissima storia ha visto il mondo cambiare radicalmente. Tanto per cominciare, la gara che si svolse intorno all’Isola di Wight il 22 agosto del 1851, voluta dal Royal Yacht Squadron britannico in occasione della prima grande Esposizione internazionale, non si chiamava ancora Coppa America. La “Coppa delle 100 ghinee” – tanto era costato forgiarla – era, infatti, il trofeo che il commodoro del club aveva messo in palio per chi lo avesse sconfitto in una regata intorno all’isola. La sfida fu accettata e vinta dall’equipaggio dell’America, che rappresentava il New York Yacht Club e fu capace di imporsi su ben 14 imbarcazioni britanniche.
Un successo che avrebbe cambiato per sempre il nome stesso della competizione e fu tanto netto da ispirare il motto che ancora oggi viene accostato alla Coppa America: “Non c’è un secondo”. Fu questa, infatti, la risposta che sarebbe stata data alla Regina Vittoria d’Inghilterra, che aveva chiesto chi stesse inseguendo l’imbarcazione statunitense lanciata verso la vittoria. Da allora la coppa, una scultura d’argento alta 69 centimetri e pesante poco meno di 4 chili, ha assistito splendida e immutabile allo scorrere degli eventi, alla nascita del Deed of Gift e ai numerosi mutamenti del mondo circostante. Sarebbero cambiate le regole di classe, sarebbero cambiati i campioni e gli equipaggi, un processo inevitabile che, in quasi due secoli, ha tuttavia lasciato intatta l’essenza di una gara che ancora oggi rappresenta il sogno di ogni velista, di ogni costruttore, di chiunque si avvicini al mondo delle regate.

Da Cowes a Auckland, dalle acque dell’Isola di Wight a quelle della Nuova Zelanda, a 170 anni di distanza da quella storica prima volta, la Coppa America sarà nuovamente in palio.

A sfidare il Defender Emirates Team New Zealand quattro agguerriti equipaggi: gli inglesi di Ineos Team UK, gli statunitensi Stars & Stripes Team USA e American Magic e il Challenger of Record, lo sfidante ufficiale, Luna Rossa Challenge, che dovrà comunque guadagnarsi la gara contro i campioni trionfando sulla concorrenza nella Prada Cup in scena nei primi mesi del 2021, immediatamente prima della 36a edizione della Coppa.
Poco meno di un anno e mezzo, dunque, e sapremo se l’Italia sarà finalmente in grado di alzare al cielo la Coppa America, obiettivo del patron Patrizio Bertelli fin dalla prima sfida lanciata alla fine del XX secolo e che in tanti hanno a lungo ritenuto impossibile. Un sogno che sarà affidato agli uomini dell’equipaggio, che si stanno allenando duramente da più di un anno con lo sguardo costantemente rivolto al 2021, e all’imbarcazione che è stata presentata ufficialmente lo scorso 2 ottobre a Cagliari. Un manufatto tecnologico – così lo ha definito lo stesso Bertelli – che naturalmente è distante anni luce dalle prime scune che si contesero la coppa nel lontano 1851.

AC75 di Luna Rossa: performance e tecnologia

È passato più di un secolo e mezzo da quella storica regata, il mondo è andato avanti e con esso la tecnologia, che ha trasformato le imbarcazioni in gara: il monoscafo volante classe AC75 è stato costruito dal cantiere Persico Marine e ha impegnato oltre 90 persone – ben 37 i designer del team – che per quasi due anni hanno dedicato ben 78.000 ore di lavoro complessive alla ricerca dell’imbarcazione perfetta, quella capace di scrivere la storia del più prestigioso trofeo nel mondo della vela. Dotata di un albero alto 26,5 metri, l’AC75 Luna Rossa è progettato per volare letteralmente sull’acqua, navigando quasi costantemente in modalità foiling grazie appunto alle foil arms, due braccia in carbonio pesanti ognuna 500 chili, capaci di immergersi fino a 5 metri di profondità sotto la superficie dell’acqua e di sostenere un carico fino a 27 tonnellate.
Un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria navale, rivoluzionaria reinterpretazione del monoscafo che potrà contare anche sull’innovativa soft wing, una vela formata da una doppia randa che dovrebbe coniugare al meglio l’efficacia di un’ala rigida e la manovrabilità di una tradizionale, e che è stata realizzata impiegando un totale di oltre 35.000 chilometri di fili di carbonio. Lo scafo, lungo 22,7 metri dalla poppa al bompresso e pesante 6,5 tonnellate, è stato invece messo a punto impiegando la bellezza di 7.000 metri quadrati di fibra di carbonio e 400 metri quadrati di nido d’ape in alluminio. Questo avveniristico prodotto della più avanzata tecnologia nautica è “barca uno”, la barca con cui il team potrà finalmente misurarsi in mare dopo i mesi trascorsi in palestra, in esercitazioni che dovranno essere alternate alle modifiche che i designer opereranno in base ai feedback riportati dall’equipaggio e che tenteranno di trasformare l’AC75 Luna Rossa nel monoscafo volante più veloce al mondo.

La rotta del team Luna Rossa verso l'Americas Cup

Sarà questo che servirà al team di Patrizio Bertelli per trionfare nella Prada Cup e poi sfidare e sconfiggere il Defender Emirates Team New Zealand. Un sogno possibile? Le prime risposte le avremo nelle America’s Cup World Series, regate fondamentali che andranno in scena nel 2020 e serviranno a ciascun team per tastare il polso alla situazione, misurando le proprie prestazioni con quelle della concorrenza. A spiegare quello che accadrà nei prossimi mesi è Gilberto “Gillo” Nobili, uno degli uomini di maggiore esperienza presenti nel team di Luna Rossa.

Storicamente la barca uno ha sempre avuto altissime probabilità di essere poi utilizzata durante la Coppa America. Normalmente si cerca, infatti, di mettere il meglio di quello che il team ha studiato su barca uno, mentre su barca due vai a cercare l’estremo, magari provando a sperimentare quelle soluzioni che non hai avuto il coraggio di provare sulla prima. Stavolta la situazione è leggermente diversa, perché l’AC75 è una classe nuovissima e di conseguenza, ovviamente, dovremo studiare altre quattro barche diverse dalla nostra per capire qual è la migliore per poi cercare di andare in quella direzione. Dove arriveremo, però, oggi è difficile dirlo, se non impossibile.

Quando andranno in scena le World Series sarà stata varata anche barca due e sarà dunque possibile capire quale scuola di pensiero ha intrapreso il percorso migliore, se quella di Luna Rossa e Team New Zealand o quella scelta dalla concorrenza. La strada sarà dunque in gran parte tracciata, ma sbaglia chi crede che i giochi potrebbero essere già fatti: gli equipaggi, all’appuntamento con la storia della vela, potrebbero infatti scoprire di avere risorse fisiche e mentali inaspettate, e ogni modifica, anche quella apparentemente più insignificante, potrebbe invece rivelarsi decisiva. Quello che è certo è che nelle acque di Auckland imbarcazioni che sembrano venute dal futuro si troveranno di fronte a una sfida dal fascino antico e immutabile, lo stesso che circonda da sempre la Coppa America.

/related post

I miei primi 30 giorni con Technogym Bike

I primi 30 giorni di Technogym Bike hanno aiutato una donna a riscoprire il piacere di allenarsi e d...