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La verità sulle arti marziali miste

Le arti marziali miste sono passate in quindici anni dallo sfiorare il bando dalle televisioni e da alcuni paesi all’essere uno sport mainstream, seguito da più milioni di spettatori in tutto il mondo, con campioni che sono star anche fuori dal ring. I pregiudizi sono ancora tanti, ma la risonanza dello sport merita un approfondimento sulla storia e sull’identità attuale.

Cosa sono le arti marziali miste?

L’appassionato di arti marziali miste lo sa, ci è abituato e con l’agilità di un Anderson Silva schiva i colpi – lenti e prevedibili, bisogna ammetterlo – e risponde con una combinazione interessante di fact-checking, statistiche e storia. Le arti marziali miste sono state tutto quello di cui sopra e anche peggio, una lotta di nicchia poco regolamentato e violentissima, ma grazie agli sforzi dalla principale lega del settore, la Ultimate Fighting Championship (UFC), sono diventate uno sport mainstream, trasmesso in tutto il mondo e con atleti noti e seguiti da milioni di fan. Come ha fatto l’UFC a passare in quindici anni dall’essere il campionato dei reietti ad avere spazio sulla BBC e a decuplicare il suo giro di affari?

Arti marziali miste: ritorno alle origini

Le arti marziali miste nascono dalla tradizione brasiliana del Vale Tudo (vale tutto), dei combattimenti in cui gli sfidanti provenivano da arti marziali diverse e combattevano ognuno con il suo stile e in cui gli unici colpi proibiti erano morsi, graffi, dita negli occhi e colpi ai genitali. Negli anni ‘90 Rorion Gracie – erede di una blasonata famiglia brasiliana di lottatori di Jiu-Jitsu – emigra negli Stati Uniti, apre le prime palestre di Jiu-Jitsu e nel 1993 organizza il primo, mitologico Ultimate Fighting Championship.
Il primo UFC era tutto quello che è stato detto prima: poche regole, nessuna categoria di peso, violenza da fumetto. La vittoria poteva essere dichiarata solo per KO, resa o morte dell’avversario e per intervento del medico. Non morì nessuno ma la scaletta della serata includeva l’incontro tra un karateka olandese e un lottatore di sumo di 200 kg e finì con il medico intento a estrarre i denti del wrestler dai piedi del karateka. Non provateci a casa. Difficile da credere, ma alla fine degli anni ‘90 l’UFC era sull’orlo della bancarotta, bandito dalle TV via cavo, gonfio di steroidi e con un nemico particolarmente agguerrito e tenace:
il senatore John McCain.

Il nuovo inizio delle arti marziali miste

In breve, la lotta di McCain fu così aspra da spingere l’UFC a un cambiamento radicale, messo in atto dalla nuova dirigenza dei fratelli Fertitta. I Fertitta radunarono le commissioni sportive di alcuni stati fondamentali per lo sport – Nevada, Texas, Florida – e diedero loro il compito di redigere un regolamento compatibile con i diritti TV e con la salvaguardia dei lottatori. Le commissioni cucirono e adattarono i regolamenti olimpici di lotta libera, greco-romana, boxe, taekwondo e judo e crearono le le regole unificate per le arti marziali miste.

Tanti credono ancora che nelle arti marziali miste non ci siamo regole, un pregiudizio radicato dalla cattiva fama dei primi anni, ma oggi ci sono 31 falli che possono portare al decurtamento di punti o alla squalifica.

Negli incontri moderni, ad esempio, non si possono dare calci a un avversario con almeno un ginocchio a terra e sono vietati i colpi alla gola, alla spina dorsale e sulla nuca, oltre che quelli già proibiti in origine a occhi e inguine. In sintesi, si incontreranno pochi fighter con un passato nel krav maga.
Allo stesso tempo, la varietà di combinazioni che sono concesse ai fighter per infliggere un danno e fare punti sono ben più di 31. Per intenderci, il solo Jiu Jitsu prevede oltre 2500 mosse e, aggiungendo a questo numero le tecniche mutuate dalle altre quattro arti marziali, si comprende perché le arti marziali miste vengono definite “scacchi umani”. Un incontro a volte è così complesso e intricato da sembrare incomprensibile, ma alcuni lottatori hanno un talento così brillante da essere apprezzato dai neofiti. È il caso del succitato Anderson Silva, brasiliano ultraquarantenne con un’abilità quasi sovrannaturale nello schivare i colpi. Anderson Silva da qualcuno semplicemente non può essere colpito.
Le varietà e la brutalità delle tecniche concesse – come il ground and pound, che vede un atleta a cavalcioni sul petto dell’avversario atterrato e impegnato a prenderlo a pugni in faccia – sono componenti essenziali dello sport e portano a risultati spesso sorprendenti.

Le arti marziali miste fuori dal ring

È indubbio che nonostante i 31 divieti le arti marziali miste siano uno sport con relativamente poche regole nel ring, ma guardando a ciò che accade fuori dal ring non possiamo dire lo stesso. I controlli medici sono ben più rigorosi e stringenti di tutti gli altri sport da combattimento. Ci sono stati sette casi di morti in combattimento nella storia delle MMA, ma nessuna in un torneo UFC e gli atleti vengono regolarmente sottoposti a esami cerebrali e cognitivi per controllare lo stato di salute e prevenire danni gravi. Ma il capolavoro dei Fertitta sta nella lotta al doping.
Le arti marziali miste hanno un problema con il doping. La soluzione UFC è stata quella di assumere il miglior esperto anti-doping disponibile, l’ex federale Jeff Novitzky – quello del caso Lance Armstrong, per intenderci –, per preparare un piano anti-doping. Novitzky definisce quel programma “il miglior programma anti-doping dello sport professionistico e il secondo classificato è molto lontano”. Tutti gli atleti UFC sono soggetti a test random, in qualunque giorno dell’anno e a prescindere dalla vicinanza di un incontro. Da quando il programma è iniziato – è circa al 70% dalla piena attuazione – una delle attività predilette dei fan è fare un confronto tra i fisici scolpiti di alcuni atleti qualche anno fa e quelli molto meno definiti di oggi. Divertente è divertente.

Non si creda che UFC sia l’unica lega del vasto universo delle arti marziali miste. Dei 3000 o 4000 incontri l’anno, solo una cinquantina sono targati UFC. È in questi campionati minori che si sono fatti – e a volte rotti – le ossa i grandi lottatori come Conor McGregor. A livelli bassi lo sport è molto diverso, ma lo standard imposto dall’UFC dei fratelli Fertitta è una guida per tutti.

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