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Fotografia e sport: una storia in continua evoluzione

La fotografia sportiva è senz’altro una forma di comunicazione di grande fascino. Lo scatto cattura con un’efficacia unica il gesto atletico, la fatica, l’agonismo, la relazione con il compagno di squadra e con l’avversario. Ma la rappresentazione dello sport si è trasformata profondamente nel tempo. A cambiare è stato il concetto stesso di fotografia sportiva: se inizialmente si puntava sulla cronaca dell’evento, sulla testimonianza, oggi il fotografo cerca piuttosto la spettacolarità dell'immagine allo scopo di fornire emozioni che nessun altro medium può trasmettere con altrettanta efficacia e immediatezza.

Per questo, osservare l’evoluzione delle immagini delle competizioni restituisce un appassionante racconto di come è cambiata la concezione dello sport, da salutare esercizio ginnico a sfida rivolta al superamento dei limiti.

La prima fotografia sportiva

Ma andiamo con ordine. Dove è stata scattata e a quando risale la prima immagine fotografica di un evento sportivo? Il luogo è il Regno Unito, il cui a metà Ottocento si diffusero da un lato la cultura del tempo libero come conquista di una politica liberale e dall’altro modelli educativi in cui l'attività fisica deteneva un ruolo pedagogico determinante per il progresso del paese. L’anno è il 1855: di provenienza ignota, lo scatto è conservato presso la Royal Library di Windsor e mostra due pugili pronti al combattimento. Sono circondati da un gruppo di spettatori curiosi. I due boxeur si fronteggiano in posizione di guardia, così come prescrive il codice atletico del tempo. In realtà non sembra quasi che stiano disputando un match ufficiale, ma piuttosto che si stiano dilettando in una specie di intrattenimento durante una pausa dal lavoro.

Catturare il movimento

Nel giro di vent'anni tutto lo sport verrà raccontato attraverso le immagini. Tuttavia, la fotografia sportiva di quel tempo resta, nella maggior parte dei casi, una messa in scena di pose retoriche e statuarie. Perché le cose cambino, bisogna aspettare l'arrivo delle sperimentazioni scientifiche che bloccheranno lo scorrere del tempo in istanti sempre più brevi, adatti alla percezione del movimento. Un pioniere degli studi in questo campo è Eadweard Muybridge: la celebre sequenza in cui riesce a riprendere la corsa di un cavallo su pista (siamo nel 1878) riscuote un successo incredibile e apre la strada alla fotografia del movimento.

Le immagini olimpiche

L’inizio del Novecento segna una svolta importante nel mondo dello sport, così come nella cultura contemporanea. È la svolta segnata dalle Olimpiadi, che aprono le porte del successo atletico alla gente comune. Le immagini fotografiche giunte fino a noi dell’edizione di Londra 1908 hanno conservato e tramandato il fascino di un evento divenuto una vera e propria leggenda nello sport universale. L’episodio forse più emblematico in questo senso è quello della maratona: l'italiano Dorando Pietri taglia per primo il traguardo, ma viene immediatamente squalificato perché durante l'ultimo giro, a causa di continui svenimenti, è stato soccorso da alcuni ufficiali di gara. L'irregolarità dell'intervento gli fa perdere la medaglia d'oro che passa all'americano John Hayes, arrivato secondo. Ancora oggi però Pietri resta per tutti il vero vincitore. La celebre fotografia che lo ritrae mentre supera la linea d'arrivo ha fatto il giro del mondo e ha consegnato alle generazioni successive il volto più autentico di una rivoluzione culturale.

Il Novecento

Per tutto il XX secolo, la diffusione della fotografia sportiva continua, anche grazie all’avvento della camera di piccolo formato 'Leica', delle pellicole a rullo e dei nuovi impianti per il flash. Ormai l'utilizzo della fotografia non conosce più limiti. Si diffondono contestualmente i reportage fotogiornalistici sulle riviste di tutto il mondo, un modo per far circolare ulteriormente le immagini.

Alla fine degli anni Sessanta, inizia l'epoca dello sport televisivo. Le competizioni smettono improvvisamente di essere un semplice gioco e diventano uno degli affari più colossali del secolo. La televisione fa sì che ogni gara diventi un'Olimpiade, uno spettacolo a trasmissione globale.

Per rispondere al “quinto potere”, l’editoria moltiplica gli inserti settimanali dei quotidiani partiti negli anni Cinquanta e fioriscono le pubblicazioni chiamate 'di nicchia', cioè dedicate a temi vari: dall'arredamento alla musica, dalla cucina al giardinaggio, dall'arte allo sport. È in questo contesto che nasce la figura del fotografo sportivo.

Dal 1980 in poi la tecnica fotografica sportiva non conosce più i limiti o le restrizioni che alle origini le erano state imposte dalla velocità. Diventa possibile creare un'immagine che isola da distanze di centinaia di metri, in un colpo solo, un soggetto nel mezzo di un'azione offuscata, o congelare un oggetto che si muove a velocità molto elevata in modo netto e preciso.

L’avvento del digitale

Se l'avanzamento tecnologico nella creazione di immagini fotografiche ha concretizzato velocità irraggiungibili dall'occhio umano, l'elaborazione digitale le ha trasmesse via cavo, fibra ottica o segnale satellitare a ogni angolo del globo terrestre in tempo reale. In un contesto in cui qualsiasi evento sportivo può essere ripreso da chiunque e diffuso ovunque, i fotografi sportivi si sono focalizzati soprattutto nella ricerca di scatti esteticamente perfetti. Le immagini dei grandi eventi sportivi odierni sono foto bellissime, senza sbavature, che spesso vengono poi rielaborate e utilizzate per dar vita a campagne pubblicitarie. Non si tratta più, insomma, di catturare e documentare storie vere, ma di costruire immagini uniche, irripetibili, realizzando una visione sublime dello sport.

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