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Gilberto Nobili, lo specialista della Coppa America nel team Luna Rossa

Gilberto Nobili, testa e cuore per il sogno di Luna Rossa.
Chi da giovanissimo si avvicina al mondo delle regate, in particolare a quello che ha la sua massima espressione nella Coppa America, può facilmente finire per sottovalutare la fatica e il sacrificio che questa disciplina comporta. Arrivare a far parte di uno dei più rinomati team al mondo, infatti, è un percorso tutt’altro che scontato e lineare, con numerosi ostacoli e dove anche ai massimi livelli le soddisfazioni non sono affatto garantite. Le intense giornate segnate dai duri allenamenti fisici, dai test, dalle esercitazioni mirate a coordinare un equipaggio chiamato continuamente a mettersi alla prova con nuove tecnologie possono trasformarsi in un nulla di fatto nel giro di qualche secondo, per sfumature quasi impercettibili: una giornata storta, una manovra sbagliata, un solo singolo errore possono mandare in fumo gli sforzi di anni.
Gli attributi fondamentali per chi sogna di eccellere nel mondo delle regate, arrivando così ad alzare al cielo la Coppa America, sono due: lo spirito di sacrificio, che spinge i più grandi regatisti a votarsi completamente alla causa senza alcuna garanzia, e la determinazione necessaria per non mollare mai, quella che permette di ripartire dopo un errore oppure di non accontentarsi dei buoni risultati raggiunti.

Chi è Gilberto Nobili

In un team estremamente giovane come quello con cui Luna Rossa si appresta ad affrontare la campagna che porterà nel 2021 alla 36a edizione della Coppa America, risulta fondamentale la presenza, tanto a bordo quanto nella preparazione quotidiana, di chi conosce già a fondo il mondo delle regate e lo ha già vissuto ai massimi livelli. È il caso di Gilberto Nobili, 45 anni e già protagonista vincente delle ultime tre edizioni del più antico trofeo sportivo al mondo per cui ancora oggi si compete. Ex-canoista, nel 2001 viene convocato da Luna Rossa per un provino che, superato, gli permette di entrare nel mondo delle regate: dopo aver preso parte a due campagne con il team italiano, nel 2010 gareggia con il team BMW Oracle Racing, che riesce strappare la “vecchia brocca” dalle mani di Alinghi, e nel 2013 si conferma campione con l’equipaggio americano ai danni di Emirates Team New Zealand.

Vittorie che, ovviamente, sono merito di tutta la squadra, ma nelle quali Gilberto Nobili recita un ruolo fondamentale. Grinder e performance specialist, alle eccellenti doti di marinaio e alla formidabile preparazione atletica abbina una mente brillante che lo ha portato a sviluppare numerosi prodotti presenti sulle barche che hanno accompagnato le sue vittorie.

L’ultima risale al 2017: dopo due trionfi, Nobili accetta la sfida di tornare a Luna Rossa, ma il ritiro del team italiano lo spinge a unirsi all’Emirates Team New Zealand che, nelle acque di Great Sound, Bermuda, sfida proprio i campioni di Oracle. È la terza vittoria consecutiva, ancora una volta da protagonista, un traguardo straordinario e forse quasi impensabile per il giovane Gilberto, originario di Castelnovo ne' Monti, quasi 1000 metri di altitudine e 10000 abitanti nell’Appennino reggiano.
Sono nato in un piccolo paese di montagna non certo famoso per la vela. Da sempre amante dello sport, forse li ho provati tutti, ma le mie passioni sono state certamente l’atletica leggera, lo sci e la canoa fluviale. Per puro caso, un giorno, negli anni dell’università, ho incontrato a Parma un grinder di Luna Rossa, appena tornato da Auckland dopo la Coppa del 2000. Romolo Ranieri (conosciuto anche come “lo zio”) mi ha invitato a un provino di due giorni a Punta Ala e quei due giorni sono diventati vent’anni della mia vita.
Dopo le prime due esperienze con Luna Rossa nel 2003 e 2007, sono passato con il team americano Oracle, vincendo le edizioni dell’America’s Cup 2010 e 2013, e successivamente con Emirates Team New Zealand, vincendo quella del 2017. Sempre parte del sailing team, mi sono ritagliato spazio nel settore delle performance prima e della meccatronica poi. In carriera ho partecipato a diversi eventi velici internazionali nelle classi TP52, Maxi ed Extreme40 nonché a quattro anni di classi olimpiche (2004-2008) in Star con Francesco Bruni. La 36a edizione sarà la mia sesta Coppa America.

Il ruolo fondamentale di Gilberto Nobili

Se su Oracle ed Emirates ricopriva un ruolo importantissimo, nella campagna che porterà Luna Rossa alle regate del 2021 a Auckland Gilberto Nobili è addirittura fondamentale: come operations manager spetta a lui coordinare le giornate del team, bilanciare il lavoro fatto sull’acqua con quello che viene svolto a terra e spronare l’intero equipaggio a restare sempre sul pezzo dall’alto della sua esperienza. Naturale chiedersi, a 45 anni e con tanti successi alle spalle, quale sia la molla che ancora gli permette di affrontare una vita così sfiancante continuando a dare il 101%.
Ho vinto la mia prima Coppa come sfidante in un Deed of Gift, l’ho difesa con la stessa squadra in quello che è stato definito per anni “the greatest comeback in the sport history”, la più grande rimonta nella storia dello sport.
Poi ho cambiato squadra e ho vinto ancora come sfidante. Mi manca solo di vincerla per la mia nazione e poi penso di averle fatte tutte. Se fossi rimasto a Emirates Team New Zealand avrei avuto di certo il 50% di possibilità di vincerla una quarta volta, i miei vecchi compagni sono, da regolamento, già in finale. Ma le cose facili non sono sempre quelle che danno più soddisfazione.

A un quarto, probabile trionfo, dunque, Gilberto Nobili preferisce la sfida rappresentata da Luna Rossa, il sogno di una vittoria che entrerebbe nella storia e che rappresenterebbe il coronamento di una carriera vissuta sempre ai massimi livelli. Un’avventura affascinante e assolutamente diversa dalle precedenti, una vera e propria scommessa con se stesso.

Abbiamo talenti incredibili in Italia e nulla da invidiare agli altri. Nel bene e nel male, siamo però latini e, se da un lato questo mette in campo un ardore e una creatività difficili da trovare all’estero, dall’altro lato espone a problematiche tipiche della nostra natura che in realtà precedenti erano molto mitigate. Abbiamo le carte per giocare la nostra partita ma sarà dura e, com’è successo nelle ultime due edizioni, la componente umana giocherà la sua parte tanto quanto la parte tecnica.

Parole chiave: entusiasmo e passione

La vita di un regatista, soprattutto ad altissimo livello, è scandita da tappe e scadenze, e da una serie di sacrifici che richiedono una dedizione costante. “Gillo”, come lo chiamano gli amici, affronta tutto questo con entusiasmo e passione: si ritiene, infatti, estremamente fortunato, questa è la vita che ha scelto e non se ne pente.
La mia giornata inizia alle 5 del mattino, rispondo alle e-mail che mi sono arrivate durante la notte, poi vado in palestra e faccio la preparazione atletica. Verso le 9 si comincia davvero, tra ufficio, riunioni e lavoro sulla barca fuori e dentro l’acqua. Faccio esattamente quello che mi piace fare, questo mi dà la carica. Mi ritengo fortunato. Nel nostro mondo le capacità fisiche devono essere mescolate a quelle atletiche, io mi trovo bene perché ho un po' di tutte e due e insieme hanno fatto un buon risultato. Mi trovo bene qui, probabilmente in altri sport non sarei emerso.

A 45 anni è naturale pensare al dopo, a quello che sarà, a maggior ragione in caso di sogno realizzato. Vincere la Coppa America con Luna Rossa significherebbe raggiungere il massimo per Nobili, che tuttavia non riesce ancora a immaginare cosa farà “da grande”.

La Coppa chiede tanto, forse più di quello che si possa immaginare, ma ti può dare emozioni e soddisfazioni che difficilmente trovi altrove. Dico sempre “questa è l’ultima” ma poi ci ricasco. Quando non farò più questo spero di trovare qualcosa che sia altrettanto appagante, anche se dovesse richiedere sacrifici simili. Alla fine, quando fai quello che ti piace, è difficile smettere.

Gilberto Nobili tra tecnologia e sport

Ascoltare Gilberto Nobili porta a pensare che si tratti di un campione senza filtri, completamente votato alla causa e a un mondo a cui ha deciso di dedicare la sua vita, contraddistinta dalla passione per lo sport e per la tecnologia. Una sensazione che trova conferma nelle sue stesse parole.

Purtroppo, o per fortuna, sport e tecnologia sono sempre stati le mie passioni e la Coppa è il connubio perfetto delle due cose. Come ho detto prima, quando fai qualcosa che ti piace è difficile smettere e tante volte, purtroppo, mi porto a casa il lavoro, che rimane principalmente una grande passione. Diciamo che per me non esistono veramente i weekend o gli orari da cartellino, ma fuori dal cosiddetto “lavoro” cerco di passare più tempo possibile con la mia famiglia e, se possibile, con gli amici.

Letteralmente innamorato di un mondo che da anni vive come protagonista assoluto, cerca di spiegare in poche parole come questo amore è nato e come si alimenta giorno dopo giorno regalandogli continuamente nuove motivazioni.

La vela è un mondo particolare che ti porta a conoscere personaggi che difficilmente potresti avvicinare nella vita normale, così come individui davvero caratteristici che farei fatica a descrivere. Ma quello che amo di più di questa disciplina è il connubio tra sport, amore per la competizione e tecnologia. Poche altre realtà al mondo si possono paragonare a questo.
La sua presenza nel team Luna Rossa – senza nulla togliere agli altri grandi nomi presenti nella squadra allestita da Patrizio Bertelli –, come detto, è fondamentale: il regatista emiliano dovrà assicurarsi che il connubio tra sviluppo, manutenzione e lavoro dell’equipaggio a bordo riesca perfettamente, solo così il sogno di portare la Coppa America per la prima volta in Italia potrà diventare realtà. Un traguardo che può apparire impossibile a molti, ma certo non a Gilberto Nobili, che sembra nato per questo tipo di competizione e, pur avendo toccato più volte il cielo con un dito, sente ancora dentro di sé le stesse emozioni di quei giorni a Punta Ala, quando scopriva per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo mondo.

Nuovi stimoli servono sempre, e possiamo discutere su cosa devo ancora dimostrare, ma questa volta ho un ruolo ancora diverso dalle ultime edizioni e, per quel che può contare, vorrei che l’Italia e Luna Rossa Prada Pirelli Team vincessero la Coppa. Sarebbe il perfetto coronamento della mia carriera.

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