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Una giornata con il team di Luna Rossa

Ancora poco più di un anno e il momento della verità sarà finalmente arrivato: nel mese di gennaio del 2021, quattro tra i migliori team velici al mondo si daranno battaglia nelle acque di Auckland nelle Prada Cup Challenger Selection Series, la competizione che determinerà quale equipaggio avrà l’onore di sfidare il Defender Emirates Team New Zealand nella 36a edizione della Coppa America. Tra questi anche Luna Rossa, Challenger of Record, che, insieme ai campioni, ha stilato la nuova, spettacolare regola di classe che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe portare il mondo della vela a contatto con il grande pubblico.
Un mondo, in particolare quello delle regate connesse alla Coppa America, che è stato a lungo riservato a una nicchia di appassionati ed è sempre stato molto difficile da comprendere per chi vi si avvicina superficialmente. Eppure, basta approfondire un momento per scoprire una realtà davvero incredibile, contraddistinta da uno sviluppo tecnologico costante e da un impegno quotidiano che pochi atleti potrebbero sopportare. Un velista che nel XXI secolo vuole imporsi in questo mondo, conquistando quello che da oltre un secolo e mezzo è il trofeo più ambito, deve necessariamente essere uno sportivo a 360 gradi, straordinariamente completo dal punto di vista fisico e mentale. Solo chi è in possesso di queste qualità, infatti, può sperare di alzare al cielo la Coppa America, oggi più che mai simbolo di eccellenza, impegno e dedizione.
Per scoprirlo, del resto, basta scambiare quattro chiacchiere con i membri del team allestito da patron Patrizio Bertelli, che da oltre un anno e mezzo si preparano alle regate del 2021 con un percorso che non ammette pause né passi falsi, contraddistinto da costanti traguardi e scadenze, limiti che devono essere fissati, raggiunti, superati e fissati nuovamente, ancora più in là. Una marcia serrata, una continua corsa contro il tempo con la consapevolezza che, da qualche altra parte del mondo, altri uomini stanno facendo lo stesso, e che, nel momento decisivo, ogni scelta, ogni ritardo, ogni possibile errore potrebbe fare la differenza tra successo e fallimento.

La giornata tipo del team Luna Rossa

Si inizia alle 7,30 del mattino, con una sessione di allenamento in palestra che prevede una preparazione specifica a seconda del ruolo ricoperto in barca. Sfruttando i macchinari messi a disposizione dal partner ufficiale Technogym, in alcuni casi costruiti appositamente per ricreare quelli utilizzati poi a bordo dell’imbarcazione, gli uomini dell’equipaggio affrontano un’ora e mezza di preparazione molto intensa, fondamentale per dare il via nel migliore dei modi a una giornata che potrà essere trascorsa a terra o in mare, ma che, in ogni caso, sarà estremamente impegnativa, come racconta Pietro Sibello.
In palestra l’obiettivo è sempre quello di arrivare al massimo sforzo, alla migliore performance possibile. Richiede il 100% di energia ed è sicuramente il momento più faticoso della giornata. Dopo una bella colazione, se è un giorno in cui si esce in mare, tutto è rivolto alla preparazione della barca e alla pianificazione dell’allenamento in acqua. Ogni velista ha una specifica area di competenza, così c’è chi si occupa delle vele, chi della meccanica, chi dell’idraulica. Una volta che la barca è pronta, superati i test, inizia la navigazione, che in questo periodo copre tutta la giornata.
Sibello, un Europeo e tre bronzi in classe 49er, velista dell’anno nel 2010, è uno dei tanti nomi di rilievo che compongono l’equipaggio di Luna Rossa. E non è certo un caso se, chiamato a raccontare una tipica giornata del team, decide di farlo descrivendo quella che prevede l’impegno in mare, la cosiddetta sailing session. L’acqua è vita per uomini come lui, una passione che permette di sopportare i numerosi sacrifici che una campagna di Coppa America richiede. È necessario verificare tutte le funzioni, affrontare e risolvere tutti i problemi che possono venire fuori, se il vento è buono è fondamentale sfruttare al massimo tutto il giorno per raccogliere quanti più dati possibile.

Quando usciamo in mare facciamo molta più fatica, soprattutto i grinder, oltretutto per un periodo di tempo maggiore rispetto a quando restiamo a terra. Quando torniamo è dura effettuare tutte le operazioni che servono per concludere la giornata.

Al ritorno alla base comincia, infatti, la lunga fase di debriefing, che comprende tutte le operazioni necessarie per mettere a posto l’imbarcazione e una riunione in cui ogni membro dell’equipaggio ne valuta la performance, riassumendo le cose che sono andate bene e quelle che sono andate male durante quell’uscita, e indicando i punti su cui è necessario lavorare in vista della successiva.

La fatica è tanta, ma è indubbio che, per tutti noi che amiamo la vela, andare in acqua, specialmente con un’imbarcazione così, è anche passione, il momento più bello. Quando questo non accade, nelle giornate dedicate alla manutenzione o quando il tempo non lo permette, ci manca molto. Accettiamo malvolentieri il fatto che la barca debba fermarsi e non vediamo l’ora di tornare in mare.

Le sailing session, infatti, non possono essere la regola per troppi giorni di fila. Se da un lato è fondamentale effettuare test in mare, utili per studiare il rendimento dell’imbarcazione e l’affiatamento del gruppo in un contesto reale e stressante, è altrettanto importante fornire al team di sviluppo i giusti feedback e dargli poi il tempo di effettuare le modifiche necessarie.

Un processo a cui, del resto, contribuiscono anche gli stessi velisti, che, nelle lunghe giornate a terra, nella base di Cagliari, conclusa la colazione, lavorano nei dipartimenti cui sono stati assegnati in base alle loro conoscenze specifiche. Trovarsi lontani dal proprio elemento naturale può essere difficile da digerire, e può creare anche inevitabili situazioni di stress: è ancora Sibello a svelare alcuni momenti fondamentali per superarle al meglio, in cui è determinante anche la presenza di uomini dalla provata esperienza in questo tipo di impegno.

Un momento di ricreazione fondamentale è la pausa caffè: si svolge con i colleghi di dipartimento, aiuta a rilassarsi e, allo stesso tempo, data la sua dimensione informale, permette uno scambio di idee che spesso non possono essere espresse allo stesso modo durante i meeting. È un momento molto costruttivo e permette la nascita di cose importanti. A livello generale, invece, una figura fondamentale nell’avventura di Luna Rossa è Vasco Vascotto. La sua presenza è importantissima a livello tecnico e strategico, ovviamente, ma non sono da sottovalutare le sue qualità a livello umano: con la sua esperienza riesce costantemente a mantenere alto l’umore e a fare in modo che tutti lavorino con gioia ed entusiasmo.
Se i giovani membri della New Generation hanno portato entusiasmo e una maggior dimestichezza con i sistemi tecnologici più moderni, infatti, è scontato sottolineare come in un gruppo sottoposto a impegni tanto stressanti sia fondamentale la presenza di chi è già passato per certe situazioni. Come Vascotto e come Max Sirena, lo skipper, che Pierluigi “Pigi” De Felice indica come leader naturale di una squadra che, nei momenti che contano, deve sapersi muovere come un solo uomo.

In ogni campagna non possono mancare i momenti difficili, di scoramento, è inevitabile. In quei casi è fondamentale l’esperienza del nostro skipper, Max, che è bravo a gestire tante teste differenti e a mantenere il gruppo sempre unito verso l’obiettivo comune.

Alla sua quinta campagna di Coppa America, De Felice è uno dei tanti uomini di esperienza presenti nel team di Luna Rossa, di cui fa parte dal 2012 dopo le due esperienze con Mascalzone Latino. Velista fin da quando ha memoria, si è distinto navigando in coppia con Francesco Bruni, che ha poi deciso di seguire nell’avventura marchiata Prada.

Guardando al 2021, De Felice non ha certo paura del Defender New Zealand, a cui, del resto, sono legati i ricordi più belli della sua carriera velistica: alla vittoria del Louis Vuitton Trophy nel 2009, infatti, sono seguiti l’ingresso nel team di Luna Rossa e il contributo determinante alla vittoria delle World Series 2012/2013 a Napoli, sua città natale, inaspettata e arrivata al termine di una vera e propria battaglia contro il tempo.

Nella mia giornata tipo, una presenza fissa è sicuramente la palestra! La mia famiglia è rimasta a vivere in Nuova Zelanda, perché ho due figlie piccole di appena 10 e 7 anni e mia moglie è tornata all’università. Quando sono qui sono solo e mi dedico completamente alla sfida, al 100%. Alle 6,15 mi alzo, poi vado ad allenarmi. La sessione inizia alle 7,30, ma io, di solito, comincio a riscaldarmi già verso le 7. Preferiamo uscire in barca ogni volta che è possibile, ma, quando questo non accade, nel tempo libero mi dedico al moth, una piccola imbarcazione che naviga con gli stessi principi dei foil della classe AC75 e mi permette di migliorarmi e staccare con la testa nello stesso momento.

Il grinder De Felice non si tira certo indietro quando c’è da faticare sulle maniglie, e non manca mai alla sessione di palestra serale, prevista soltanto nelle giornate a terra e inutile nelle sailing session, quando lo sforzo fisico sostenuto dal team durante la giornata è decisamente superiore.

In acqua i membri del team si trovano nell’ambiente che più amano, e in questo caso anche la fatica, lo sforzo compiuto durante una regata è paragonabile a quello sostenuto da un maratoneta, passa in secondo piano.

Qualunque sia il tipo di giornata affrontato, la sera è il momento in cui ogni membro del team ha la possibilità di staccare per qualche ora: c’è chi gioca a ping pong, chi si dedica alla famiglia e chi, magari, si rilassa ascoltando musica. Impossibile, però, per uomini che vivono il proprio lavoro con così tanta passione, staccare completamente. I pensieri non possono essere rivolti che alla Coppa America, quella brocca d’argento che da quasi due secoli spinge i migliori velisti al mondo oltre i propri limiti, alla ricerca del mito. Messi da parte i ritmi forsennati del presente, ecco fare capolino passato e futuro, rimpianti e aspettative. Tra i primi, il più grande, secondo Pietro Sibello, è il ritiro nella scorsa campagna, arrivato dopo il cambiamento repentino delle regole di classe e dopo mesi e mesi di duro lavoro.
Meglio guardare al futuro allora, a Auckland e a una sfida in cui Luna Rossa è chiamata a essere in scena da protagonista, come imposto dal ruolo di Challenger of Record. Sarà quello il momento della verità, l’occasione per vedere ripagati i lunghi mesi di sacrificio e impegno. Come il resto dell’equipaggio, De Felice non si nasconde, e ammette di gareggiare sempre per vincere, anche quando l’impresa sembra tanto difficile. Obiettivo, naturalmente, condiviso da Sibello.

In questa campagna vedo una bellissima unione di tutta la squadra, un merito che mi sento di riconoscere a Max e Gillo (Massimiliano Sirena e Gilberto Nobili) e che credo dipenda anche dal fatto che il team è in gran parte italiano, cosa che porta naturalmente a fare squadra con più facilità. Gli stranieri rappresentano qualcosa in più e devono esserci, ma, secondo me, questa composizione aiuta a non perdere il filo identitario, assolutamente italiano, proprio di Luna Rossa.

Cosa mi aspetto da Auckland? Tutti i team in gara puntano alla vittoria, e questo è, naturalmente, anche il nostro pensiero e il nostro obiettivo. Abbiamo tutto quello che serve per riuscirci.

È il calare della notte a chiudere il sipario su una giornata intensa, che potrebbe risultare devastante per un neofita ma che per gli uomini del team Luna Rossa, ormai da tempo, è la regola. Qualche ora di meritato riposo e poi tutto ricomincerà, con l’obiettivo di arrivare nel migliore dei modi a Auckland, pronti a inseguire un sogno che, mai come questa volta, potrebbe diventare finalmente realtà.

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