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Corsari Neri e Capitan Uncini: la scherma nei più grandi duelli della letteratura e del cinema

Difficile pensare a una disciplina che più della scherma rispecchi l’ideale (anche estetico) di coraggio che Hemingway amava tanto. Quella grace under pressure che il grande scrittore americano ha perseguito per tutta la vita, pensando però, probabilmente, a forme sportive come la boxe o tradizionali come la corrida, più che all’antica arte della spada.
Il fascino e l’aspetto scenografico, nonché rituale, del duello all’arma bianca nella scherma non è dunque sfuggito alla letteratura prima e al cinema poi, tanto da dare vita a un genere a sé stante, quello di cappa e spada.

Duelli di scherma e moschettieri in letteratura: da Shakespeare a Cervantes

Con una storia che si perde nella notte dei tempi, grazie a scrittori e registi, la scherma vive, insomma, un’ulteriore fase dell’evoluzione secolare che l’ha vista passare da autentica arte marziale del vecchio continente a modalità principale di difesa personale, prima di dare il via a imprese olimpiche straordinarie con atleti come Eduardo Mangiarotti o Valentina Vezzali (come raccontato nell’articolo Di cappa e spada: la lunga storia della scherma). Ed è proprio grazie alla sua presenza nelle arti che è entrata di diritto nell’immaginario collettivo.

Il coraggio è grazia sotto pressione. Ernest Hemingway

Del resto, fin dai tempi di Shakespeare il duello, nella scherma e non, è stato utilizzato come principale artificio drammatico (pensiamo a quello finale di Amleto, in cui il principe di Danimarca, ferito a morte, riesce a uccidere prima Laerte e poi il re usurpatore) e già era elemento fondante di grandi poemi cavallereschi come l’Orlando furioso di Ariosto o di quello che è considerato il primo romanzo dell’era moderna: Don Chisciotte di Cervantes.
Sarà però nell’Ottocento che la scherma diventerà protagonista assoluta, grazie alla fortuna ottenuta dal genere del romanzo storico fin dalla pubblicazione nel 1819 dell’Ivanhoe di Walter Scott e alla sua definitiva affermazione con il celeberrimo D’Artagnan, al centro, insieme ai colleghi moschettieri, della trilogia pubblicata tra il 1844 e il 1850 che diede la fama ad Alexandre Dumas.
A importare in Italia toni e stili affini, pur se virati in atmosfere più esotiche, fu invece Emilio Salgari, il creatore di personaggi come Sandokan e il Corsaro Nero, che inserì più volte nei suoi libri diversi duelli non di scherma ma all’arma bianca, e fu lui stesso un grande appassionato di scherma. Rimanendo alla fine dell’Ottocento, ecco, ancora, Cyrano de Bergerac, lo scontroso poeta spadaccino dal lunghissimo naso inventato da Edmond Rostand, che si conquistò uno straordinario successo teatrale prima e cinematografico poi.
La fama del fioretto non diminuì neanche nel secolo successivo, che si aprì, non a caso, con Il duello, racconto di un autore chiave come Conrad, incentrato su uno scontro quasi ventennale tra due ufficiali francesi napoleonici, che sarebbe stato poi alla base dell’esordio cinematografico di Ridley Scott nel 1977. Pochi anni dopo, nel 1919, ecco apparire sulle pagine della rivista pulp The All Story una delle mascherine più celebri di tutto il secolo, quella di Don Diego de la Vega, in arte Zorro, protagonista del romanzo La maledizione di Capistrano di Johnston McCulley.

Il giovane Holden era lo stramaledetto manager della squadra di scherma.

La scherma è infine tornata recentemente al centro del successo letterario grazie ad Arturo Pérez-Reverte (già autore nel 1988 de Il maestro di scherma), che tra il 1996 e il 2012 ha scritto una serie di sette romanzi ambientati nella Spagna del Seicento con protagonista lo spadaccino Diego Alatriste. Uscendo dal genere, è ancor più sorprendente scoprire che il giovane Holden Caulfield fosse lo stramaledetto manager della squadra di scherma della sua scuola, come dichiara lui stesso all’inizio del romanzo culto per più generazioni di J.D. Salinger, pubblicato nel 1951.

Corsari dell’isola verde e guerre stellari


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Non meno fortunato rispetto alla letteratura è il rapporto tra scherma e cinema, se già nel 1910 viene messo in scena un primo duello nella Gerusalemme liberata di Enrico Guazzoni, con Amleto Novelli nel ruolo di Tancredi. Sono i film di cappa e spada a riscuotere poi enorme successo a Hollywood, grazie a Douglas Fairbanks negli anni Venti (già D’Artagnan nel 1920 in uno dei primi adattamenti cinematografici del romanzo di Dumas e primo Zorro della storia del cinema l’anno seguente) e a Errol Flynn nel decennio successivo (che si impone come l’attore spadaccino di scherma per antonomasia grazie a film come Capitan Blood e La leggenda di Robin Hood), fino a  Stewart Granger, che nel finale di Scaramouche del 1952 mette in scena quello che è considerato uno dei duelli più belli e appassionanti di tutto il genere.

Nessuna difficoltà potrà mai abbagliarmi, la mia unica paura è l'impossibilità. D’Artagnan

Ma i divi che negli anni successivi hanno tirato di scherma, impugnando spade e fioretti sul set, sono innumerevoli: da John Wayne (che ne Il conquistatore interpreta addirittura Gengis Kahn) a Burt Lancaster (Il corsaro dell’isola verde), fino a Robert De Niro (in Mission) e Kevin Costner (Robin Hood - Principe dei ladri), passando per Dustin Hoffman e Robin Williams (entrambi in Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg). E non meno di loro hanno fatto attrici del calibro di Grace Kelly (ne Il cigno), Sophie Marceau (Eloise, la figlia di D’Artagnan) e Catherine Zeta-Jones (che duella con Antonio Banderas in La maschera di Zorro), per non parlare di Madonna, improbabile insegnante di scherma del James Bond interpretato da Pierce Brosnan in La morte può attendere.


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Al di là della bravura degli attori, è giusto ricordare, infine, i tanti maestri di scherma che hanno aiutato a coreografare con precisione gli innumerevoli duelli presenti nel cinema fin dalle sue origini. È il caso di Bob Anderson, schermidore britannico morto a novant’anni nel 2012, che nel corso della sua lunghissima carriera ha lavorato con Errol Flynn ne Il principe di Scozia e Sean Connery in Agente 007 Dalla Russia con amore, passando per Barry Lyndon di Stanley Kubrick e Highlander di Russell Mulcanhy, per arrivare al Signore degli anelli di Peter Jackson, ma che per tutti sarà sempre il Dart Vader delle mitiche scene di duello con la spada laser di Guerre Stellari.

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