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La storia del kitesurf prima che diventasse trend

di Gabriele Ferraresi
Oggi come oggi starsene in spiaggia a guardare un kiter che plana sulle onde non è poi strano. Anzi: è quasi più facile che vedere qualcuno veleggiare su un windsurf. Farsi trascinare in mare su una tavola, mossi dall’energia del vento e da una vela o aquilone è diventato un water sport davvero per tutti negli ultimi dieci, quindici anni. Del resto il kitesurf ha una storia tutto sommato recente, anche se affonda nell’antichità.

Senza risalire troppo indietro nella storia va sicuramente citato l’insegnante e inventore britannico George Pocock, che nel 1826 brevetta la “Charvolant”, una carrozza mossa da due aquiloni. I test della sua “carrozza volante” sono lusinghieri, con a bordo alcuni passeggeri viaggia intorno ai 30 km/h su strade che non sono certo quelle di oggi, va persino più veloce della carrozza postale, al tempo rapidissima: ma il brevetto di Pocock, per quanto brillante, non ha seguito. Oggi sensazioni simili a quelle della “Charvolant” le prova chi si dedica al kite buggy, dove un veicolo a tre ruote è mosso da una vela e dal vento.

Come è nato il kitesurf

La vera storia moderna del kitesurf comincia circa un secolo e mezzo dopo Pocock. Il primissimo brevetto è dell’ottobre del 1977, quando l’olandese Gijsbertus Adrianus Panhuise registra ad Amsterdam uno sport acquatico dove, in piedi su una tavola di surf, si viene trainati dal vento grazie a un paracadute imbragato al pilota.
Malgrado l’invenzione di Panhuise non abbia esito commerciale, il disegno che ancora oggi si vede nell’ultima pagina dei documenti che registra parla chiaro: è lui il padre del kitesurf. Great minds think alike però, così in tanti nel mondo stanno tentando la stessa strada di Panhuise e il vero e proprio battesimo dell’aria (e dell’acqua) per il kitesurf arriva appena qualche anno dopo. Non nel Regno Unito, né in Olanda, ma in Bretagna, sul finire degli anni ’70. I fratelli Bruno e Dominique Legaignoux ancora ragazzi sono già dei campioni di vela, navigano con un dinghy sulle ventose coste bretoni, vincono campionati giovanili, ma gli manca qualcosa; di certo non lo spirito d’inventiva.

Pensano infatti a un nuovo sistema per sfruttare la forza di Eolo e la loro scelta cade sull’aquilone.

Non che fosse la prima volta nella storia dell’umanità che si utilizzava in quel modo il vento per spostarsi sull’acqua, anzi: al di là del brevetto di Panhuise, il Jacob’s Ladder - una barchetta delle dimensioni di un pedalò trainata da una serie di quindici aquiloni neri uno sopra l’altro - proprio in quegli anni aveva dimostrato che l’idea era realistica.
Il vero merito dei fratelli Legaignoux sarà quello di avere sviluppato, credendoci per tutta la vita, un’intuizione che sarebbe poi diventata uno sport popolare in tutto il mondo che da Parigi 2024 sarà anche disciplina olimpica. Dopo i primi test - in cui abbinano la struttura da aquilone del kite allo sci d’acqua - perfezionano la loro invenzione, la brevettano, e nel 1985 la presentano alla International Speed Week di Brest. Anche in questo caso però la fortuna non aiuta gli audaci; perché certo, l’idea funziona, è divertente planare sull’acqua mossi dal vento, ma manca un’azienda disposta a investirci. E i Legaignoux non hanno la liquidità necessaria per produrre la loro idea in serie.
Come ricordato da Bruno Legaignoux - trasferitosi in Repubblica Dominicana nel 2000 - non troveranno un finanziatore neanche negli anni immediatamente successivi, e forse è stato meglio così, perché il kitesurf si sviluppa sperimentalmente e in autonomia dai due lati dell’Oceano Atlantico, sia in Europa che negli Stati Uniti.

Il kitesurf negli Stati Uniti d'America

Negli USA è un’altra coppia di fratelli, Cory e Bill Roeseler, a studiare come volare sulle onde grazie al vento, ma bisognerà aspettare gli anni ’90 perché la massa critica tecnica e di appassionati esploda e il kitesurf diventi uno sport acquatico davvero di massa, praticato sulle spiagge ventose di tutto il mondo. L’esplosione del kitesurf porta ancora la firma dei fratelli Legaignoux, stavolta con un nuovo brevetto messo sul mercato nel 1997, una vela dotata di struttura a tubolari gonfiabili, il Wi.P.I.K.A., Wind Powered Inflatable Kite Aircraft. Sempre in quel periodo anche altri amanti del mare, del vento e del volo come Robby Naish e Don Montague progettano nuovi sistemi per far muovere una tavola sul mare grazie all’aria, e nel 1998 arrivano anche i trick, firmati dalla leggenda Lou Wainman - per molti uno dei più grandi kiteboarder di sempre - tra i primi a non lasciarsi solo trasportare dal vento sulle onde, ma anche a volarci sopra come su uno skateboard volante, in una pool infinita come il cielo.
Sembra semplice l’idea alla base del kite, e di base lo è: ma le variabili in gioco sono tante quanti sono i problemi da risolvere planando sulle onde, sia in termini di manovrabilità, che di sicurezza, che di ripartenza una volta che magari la vela è finita in acqua. Il tempo e la sperimentazione però pian piano risolvono tutto e il kitesurf diventa uno sport maturo.

Oggi la Global Kitesports Association divide le gare in quattro categorie, kite-surf, freestyle, parkstyle e racing, ma volendo le discipline sono ancora di più. Dalle più competitive come la specialità speed, che si pratica su tavole asimmetriche in carbonio su percorsi di 250 o 500 metri dove l’obiettivo è andare semplicemente più veloci degli altri, ad altre più rilassanti, come il freeride, ovvero muoversi in mare con dolcezza, aiutati solo dal vento che gonfia il nostro aquilone.

Dove praticare kitesurf

Ovunque ci sia acqua e vento, non ne serve nemmeno troppo, almeno con le vele di ultime generazione con cui bastano 5 nodi di brezza per muoversi. Le isole Hawaii sono perfette, così come - più accessibili per gli appassionati europei - le Canarie, Tarifa o Fuerteventura, Marsa Alam ed El Gouna in Egitto, o Rodi in Grecia.

In Italia? Dalle nostre parti i praticanti sono circa 30mila, e hanno l’imbarazzo della scelta: tra Castiglione della Pescaia in Toscana, Porto Pollo in Sardegna, lo Stagnone - tra Marsala e Trapani, in Sicilia - senza dimenticare Vieste e Porto Cesareo in Puglia, o anche l’acqua dolce, magari sul Lago di Como. Gli spot adatti al kitesurf nella Penisola sono ovunque.

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