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Dalla lana al Gore-Tex: com’è cambiato l’abbigliamento tecnico da sci

L’estetica della moda da sci, quanto meno negli ultimi due secoli, si è evoluta negli ambienti glamour dell’alta società. Era perciò inevitabile che, nonostante si trattasse di abbigliamento specializzato e quindi decisamente ai margini dell’haute couture vera e propria, questo tipo d’abbigliamento suscitasse da subito l’interesse delle più disparate case di moda. La richiesta di una funzionalità e praticità sempre maggiori, che non mancasse però di soddisfare precise esigenze di stile, ha portato designer e produttori a risultati davvero molto interessanti, che spesso e volentieri si sono infiltrati anche nell’abbigliamento di tutti i giorni.
Come l'abbigliamento da sci sia diventato una moda

Storia della moda nello sci tra le vette più alte del mondo

A cominciare dai primissimi capi studiati ad hoc ampiamente mutuati dalla moda austriaca, che dello sci ha sicuramente dettato le prime norme di stile, come lederhosen, trachten e dirndl realizzati nei tipici colori terrosi e verdi, fino al definitivo abbandono, già negli anni Venti, delle gonne femminili per la pratica dello sci, il problema principale è sempre stato coniugare una certa agilità di movimento con l’isolamento termico e l’impermeabilità.

I materiali utilizzati all'epoca erano chiaramente ancora naturali e tradizionali, lana pesante e gabardine per i maglioni con i primi decori a fiocco di neve, oppure tweed per i pantaloni affusolati e ampie pellicce a coprire tutto, ma non si fecero attendere le prime sperimentazioni tecnologiche: tweed impermeabili e tessuti Burberry vengono utilizzati già negli anni Trenta nelle tute intere da sci, come le cerniere, novità recentissima che fu subito applicata a tasche e parte inferiore dei pantaloni.

la moda dello sci è cominciata negli anni '20
Nel decennio successivo, indubbiamente grazie all'esperienza ultra-decennale come istruttore di sci sulle piste di Aspen, sarà Klaus Obermeyer a rivoluzionare completamente il mercato dell’abbigliamento da montagna con la creazione del primo parka imbottito di piuma d’oca. E non solo: dopo l’apertura della Sport Obermeyer nel 1961, videro la luce anche i primi occhiali da sole a specchio in metallo vaporizzato, le maglie di nylon, impermeabili e traspiranti, i primi scarponi da sci a doppio strato, con una fodera calda e un guscio esterno rigido, i dolcevita elasticizzati e persino le prime lozioni solari d’alta quota.
La moda dello sci è continuata evolvendosi

Dalla padella allo spazio: come il Gore – Tex ha catapultato la moda dello sci nel nuovo millennio

Per un’altra innovazione di questa portata nel settore, sarà però necessario attendere il 1976, quando la famiglia Gore brevetterà il tessuto che ne porterà il nome e consegnerà alla storia Wilbert e il figlio Bob: proprio grazie alla creazione dell’ePTFE, il politetrafluoroetilene espanso che conosciamo con il nome più colloquiale di Gore-Tex, dal 2006 padre e figlio sono stati inseriti nel National Inventors Hall of Fame.

Bisogna dire che il particolare materiale microporoso, estremamente resistente e isolante, ha contato dalla fine degli anni Trenta in poi innumerevoli applicazioni, a cominciare dal teflon delle padelle antiaderenti fino ad arrivare alle tute degli astronauti della NASA nei primissimi anni Ottanta e alle protesi vascolari in medicina, per citarne solo alcune, ma fino a quel momento la sua leggerezza e impermeabilità non erano mai state messe al servizio dell’abbigliamento.

il Gore Tex ha rivoluzionato la moda dello sci
Ad ogni modo, fino ad almeno una ventina di anni fa, approcciare la montagna significava ancora indossare strati su strati d’indumenti spesso tutt'altro che confortevoli, dalle maglie della salute in misto lana alle spesse calzamaglie e ai pile dalla traspirabilità pressoché nulla. Oggi invece, con tecnologie mutuate dall'alpinismo estremo, i rigori del freddo si combattono con giacche che si riscaldano autonomamente, grazie a minuscoli circuiti elettrici, in argento e fibra di carbonio, cuciti al loro interno, proprio come per i sedili riscaldabili delle automobili.

Sono ormai già superatissimi gli scaldini a carboncino, di lunga durata ma dall'odore pungente, come anche quelli chimici, riscaldabili in acqua bollente. Adesso sembra sia sufficiente premere un bottone che attivi una mini batteria al litio, diffondendo elettroni nei filamenti d’argento che passano per l’etichetta resistente in carbonio e generano calore, per avere garantite, con tre livelli d’intensità differenti, fino a 11 ore di riscaldamento costante.

L'essenziale per un completo da sci

Le ultime frontiere della moda sotto zero

Studiate principalmente per gli atleti, perfezionate in occasione delle ultime Olimpiadi di Pyeongchang e ormai diffuse anche tra i comuni amatori, le tute più innovative del momento prevedono innanzitutto la conservazione del calore corporeo: tra i fili di tessuto, sono inseriti anche filamenti in ceramica che assorbono il calore e lo restituiscono per lunghi intervalli di tempo.

La tendenza riguarda anche un implemento della funzione aerodinamica, grazie a peculiari mix di nylon e spandex, cuciti su braccia, dorso e spalle che, riducendo la resistenza tramite sottilissimi canali, fendono meglio l’aria e permettono di mantenere una velocità più elevata. Inoltre, speciali cerotti scambiatori di calore sono stati studiati per sfruttare il calore generato dall'espirazione, in modo da evitare che s’inspiri aria gelida quando le temperature diventano più estreme.

Esempio di abbigliamento da sci moderno e femminile
E infatti è stato proprio rinnovando la propria sponsorizzazione all’US Ski Team, la squadra statunitense di sci alpino, che Spyder ha festeggiato i suoi 40 anni di storia: il marchio americano leader nel mercato dello skiwear ha creato per l’occasione la tuta Velocity18, un piccolo capolavoro di ricerca e ingegneria customizzato per ogni singolo atleta, al cui sviluppo tra gli altri hanno collaborato sciatori in pensione dello stesso US Ski Team, Toyota e il San Diego Wind Tunnel. Ogni singola tuta è stata microregolata e modificata su misura, fino al giorno prima della gara, perché soddisfacesse le esigenze di ciascun atleta e ne migliorasse la performance, per poi essere riadattata a tuta da allenamento per le squadre giovanili.
Il futuro della moda dello sci
L’innovazione più importante di quest’ultima stagione invernale è però firmata Helly Hansen, rinomato marchio norvegese attivo dal 1877 nello sviluppo di abbigliamento specializzato da montagna. Pochi mesi fa, sono state infatti presentate la nuova Icon Jacket e la sua versione femminile W Platinum, che si sono felicemente aggiudicate il Red Dot: Best of the Best Award per il Product Design 2017, primeggiando su oltre 5500 partecipanti provenienti da 54 Paesi. Un risultato eccezionale, come ha rimarcato anche Philip Tavell, Category Managing Director della collezione sci del brand:

Solo l’1,85% di tutti i prodotti di quest’anno può vantarsi di aver raggiunto questo risultato.

Entrambe sono state infatti dotate del sistema di regolazione termica H2Flow, che tramite sacche d’aria che immagazzinano e redistribuiscono il calore corporeo consente una regolazione realmente efficace della propria temperatura.

E non solo: circa la metà dei modelli Helly Hansen nel 2017 è stata integrata del sistema Life Pocket, che preserva la durata delle batterie del cellulare e delle fotocamere grazie al PrimaLoft Aerogel, sviluppato in collaborazione con la NASA. La speciale tasca, due o tre volte più calda che in una comune giacca a vento, mantiene le batterie cariche fino a -30° di temperatura esterna.

Altri esempi di moda dello sci avveniristica
E sempre in quest’annata fortunata, dopo dieci anni di assenza di tute intere dalle sue collezioni invernali, il brand norvegese ha lanciato la Ullr Powder Suit, diventata in breve tempo tre le più vendute della sua storia: in combinazione con i cuscinetti isolanti del sistema H2Flow, l’Helly Tech Professional 3L, un tessuto brevettato estremamente traspirante e impermeabile, ha dimostrato di migliorare di gran lunga il comfort mantenendo chi lo indossa contemporaneamente caldo e asciutto, anche tra la neve più fresca.

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