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5 cose da sapere su come cambierà il lavoro nei prossimi anni

Solo fino a poco tempo fa la prospettiva del posto fisso, di una scrivania da riempire di fotografie e oggetti personali, di anni e anni a timbrare ogni giorno il cartellino era la sicurezza su cui fondare un’intera vita.
In tempi più recenti, il mondo del lavoro è completamente cambiato. Di certo la profonda crisi economica e sociale che stiamo vivendo non aiuta i giovani a costruirsi un futuro e a vivere in maniera serena il presente, ma è indubbio che, venuti meno barriere e confini, regole e fissità di vario genere, prospettive vastissime si aprono per chiunque abbia l’intraprendenza e l’ardire di coglierle.
Sempre di più si parla di flessibilità e welfare aziendale, gli uffici diventano co-working e cresce la voglia di smart working: la modernità è una società liquida in cui, citando il filosofo Zygmunt Bauman (1925-2017), “il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza”.

Davos e il futuro dell’istruzione e del lavoro

L’annuale World Economic Forum, che si è svolto a Davos, in Svizzera, alla fine di gennaio, ha avuto tra i suoi protagonisti alcuni dei principali uomini d’affari, politici e leader culturali di tutto il mondo. Tema di quest’anno è stata la globalizzazione 4.0 e l’attenzione è andata tutta ai temi del lavoro e dell’istruzione del futuro, tra loro correlati e fortemente dipendenti dallo sviluppo e dalle innovazioni tecnologiche.
Come si sostanzieranno i cambiamenti già in corso nel mondo del lavoro? E verso quali direzioni andrà evolvendosi l’istruzione per far fronte alle sfide future?

La ricerca della felicità: work engagement e benessere in azienda

Lynda Gratton, scrittrice, ricercatrice e docente alla London Business School, ha riassunto in cinque punti i principali argomenti di cui si è discusso durante la convention.

Migliorare le nostre competenze

  • Stiamo attraversando un’era di profondo cambiamento e, più che spaventarci o creare allarmismo, è bene cominciare a fare i conti con l’idea di dover migliorare e riqualificare le nostre competenze.

Collaborazione fra economia, mondo del lavoro e formazione:

  • Proprio questo bisogno di aggiornare e modificare le competenze con una certa urgenza ci mette di fronte all’esigenza che l’economia, il mondo del lavoro e l’offerta formativa trovino punti di incontro e di dialogo più costruttivi di quanto non stia succedendo in questo momento.

Affrontare la questione di genere

  •  Dal momento che solo il 23% dei partecipanti al convegno erano donne, Gratton ha riportato il sentimento di generale frustrazione per una questione rimasta così ostinatamente in stallo. È infatti molto importante fare i conti con il divario di genere presente anche nelle professioni tecnologiche, perché le donne si trovano a essere significativamente sottorappresentate nel settore data analytics, mentre il loro contributo servirebbe a rendere le macchine molto più efficienti.

Abituarsi al lavoro flessibile

  • Il lavoro flessibile, con le dovute differenze da Paese a Paese, sta diventando la norma: se in Australia è ormai accettato all’unanimità, in Giappone la flessibilità è ancora punita, ma in generale la tecnologia ci sta portando in maniera sempre più netta verso il territorio della mobilità e della collaborazione.

Il futuro dell’umanità è l’educazione inclusiva

  • L’educazione inclusiva è la grande speranza a cui guardare e, soprattutto, su cui investire. Fioriscono le iniziative per portare e diffondere l’insegnamento nelle zone più remote di India e Africa, ma le sfide da vincere sono numerose, dal momento che in molte zone manca pressoché totalmente una connessione Internet e dunque le promesse della tecnologia come veicolo di diffusione della cultura sono ancora disattese.
In linea di massima, gli allarmismi in auge fino a pochi anni fa, secondo cui i robot avrebbero preso il posto degli uomini, sono via via andati scemando e cresce la consapevolezza del fatto che si debba agire in tempi brevi e su larga scala per utilizzare al meglio gli strumenti che la tecnologia offre, a vantaggio di una società più produttiva, organizzata e, di conseguenza, felice.

Guida ai lavori del futuro

Già nel 2017, la multinazionale americana Cognizant, specializzata in servizi digitali e tecnologici di consulenza e gestione, ha pubblicato una guida intitolata “21 lavori del futuro: una guida per trovare lavoro e rimanere occupati per i prossimi 10 anni”, che sottolinea, a fronte dell’inevitabile e innegabile cambiamento del mondo del lavoro, l’importanza e la centralità del fattore umano, per cercare di fornire una visione più rosea del futuro.
Nella ricerca si mette in evidenza il cambiamento come costante dell’ambito lavorativo, riconoscendo alle macchine di aver via via migliorato le condizioni di alcune occupazioni a rischio o poco gratificanti; in più, si fa notare che le macchine, in quanto strumenti, hanno bisogno dell’uomo e della sua insostituibile creatività, curiosità e capacità di immaginazione, e che le tecnologie possono migliorare molti aspetti della nostra società, ma, oltre a risolvere i problemi, concorrono a crearne di nuovi e quindi il lavoro di ripristino e miglioria sarà costante.

Guida ai lavori del futuro, parte seconda

Nell’ottobre 2018 ne è uscito un secondo capitolo, Altri 21 lavori del futuro: una guida per trovare lavoro e rimanere occupati fino al 2029, che conferma la velocità dei cambiamenti che stanno modificando in toto il mondo del lavoro. Se però il tocco umano dei lavori proposti nella precedente ricerca era accomunato dalle 3C di coaching, caring e connecting, vale a dire “istruire”, “curare” e “connettere”, in questo caso si porta l’attenzione su attività legate a comportamenti etici, sicurezza e sogni, che un progresso (anche) tecnologico possa finalmente aiutarci a realizzare.

Il capitale umano come valore fondativo

Dal momento che il capitale umano è un valore imprescindibile, negli ultimi anni si sta assistendo sempre di più a una rivalorizzazione della persona nel suo contesto lavorativo.

Tante sono le aziende, soprattutto a partire dal Nord Europa e dal Nord America, ma più di recente anche in Italia, che hanno sviluppato e messo in pratica programmi di welfare aziendale, applicato i principi della sostenibilità e delle green practices, investito nel corporate fitness, adottato lo smart working tra le possibilità offerte ai dipendenti e recepito il Workplace Health Promotion, il programma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per promuovere la salute attraverso corretti stili di vita sul lavoro, magari avvalendosi della consulenza – gratuita o convenzionata – di fisioterapisti, cardiologi, nutrizionisti, psicologi o altri specialisti.

I vantaggi del wellness aziendale

In generale, tutti questi benefit offerti ai dipendenti hanno un valore, definito ROI (Return of Investment), che può essere solo stimato, ma che si attesta fra il 15% e il 25% dell’investimento iniziale.

I vantaggi si riversano infatti nelle tasche delle aziende sotto forma di:

  • maggiore produttività,
  • migliore qualità del lavoro e delle prestazioni del singolo,
  • riduzione dell’assenteismo e del rischio di infortuni e malattie,
  • creazione di un clima più disteso e collaborativo anche fra colleghi,
  • fidelizzazione e soddisfazione dei lavoratori, che si traducono indirettamente anche in strategie comunicative e di rilancio d’immagine dell’azienda stessa.
Esistono società, come l’americana Great Place to Work, fondata a San Francisco già nel 1991 e ormai esportata in tutti i continenti, che si occupano di certificare i migliori ambienti di lavoro e fornire consulenza a quanti vogliano avvicinarsi a questo ciclo virtuoso e aiutare le aziende nel processo di crescita verso cui tutti auspicano di poter arrivare.

Le nuove figure del lavoro preposte al al wellness

In questa ricerca volta al benessere, c’è chi ha creato la professione del Chief Happiness Officer già presente in molte realtà statunitensi e che in Italia si può tradurre come “Manager della felicità”: una figura incaricata di rendere il posto di lavoro un luogo felice, che abbia come suo focus il benessere psicofisico ma anche finanziario ed emotivo dei dipendenti, che sappia conoscerne e magari prevederne i bisogni, e che cerchi di migliorarne il grado di soddisfazione all’interno dell’azienda, perché ne possa così beneficiare l’intero sistema.
Un’iniziativa preziosa e in forte crescita, ma forse, a conti fatti, non ci sarebbe nemmeno bisogno di una figura professionale apposita per garantire tutto questo: basterebbe riscoprire la capacità e il piacere di compiere un gesto gentile, la ricchezza donata e ricevuta dal concedere un sorriso, la virtù dell’ascolto e dell’empatia, qualità tutte umane che nessuna macchina potrà mai rimpiazzare.

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