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Luna Rossa e il progetto New Generation, dove nascono i campioni di domani

A lungo considerata una competizione di élite, riservata, dunque, a una ristretta cerchia di appassionati, per molto tempo la Coppa America è stata ignorata dal pubblico italiano. La più antica competizione sportiva al mondo proprio non riusciva a fare breccia nel cuore di un Paese che pure vantava una lunga tradizione in campo marinaresco.

A cambiare la storia, dopo i primi infruttuosi tentativi effettuati dal 1983 al 1987 dai team Azzurra e Italia – a cui bisogna comunque riconoscere il merito di aver aperto la strada – è stato Il Moro di Venezia, la prima imbarcazione italiana a vincere, nel 1992, la Louis Vuitton Cup, guadagnandosi così il diritto di sfidare i campioni di America³. Pur sconfitta 4-1 nelle regate decisive, la creatura di Raul Gardini, capitanata dal carismatico skipper statunitense Paul Cayard, ha permesso al mondo della vela di farsi notare per la prima volta dagli appassionati italiani lanciando, allo stesso tempo, un messaggio fondamentale: niente è impossibile, neanche sfidare i più rinomati team al mondo.

Un messaggio che è tornato a essere di attualità alla fine del XX secolo, quando nelle acque del golfo di Hauraki, Nuova Zelanda, Luna Rossa è riuscita a ripetere i risultati raggiunti in precedenza dal Moro, trionfando nella Louis Vuitton Cup prima di cadere in finale contro il Team New Zealand di Sir Peter Blake. Ma se in acqua il team allestito da Patrizio Bertelli aveva solo accarezzato il successo, l’eco che quell’impresa del 2000 ha avuto tra gli appassionati sportivi italiani e il pubblico generale è stata straordinaria. Chi non ricorda le lunghe notti passate in bianco da milioni di spettatori in Italia a seguire le gare del team timonato da Francesco De Angelis?

Di quello storico equipaggio faceva parte Max Sirena, che oggi si prepara nel ruolo di team director e skipper per dare l’assalto alla Coppa America del 2021. Ancora in Nuova Zelanda, ancora alla caccia del Team New Zealand e, soprattutto, ancora con Luna Rossa. Che da oltre vent’anni non smette di inseguire il sogno di portare per la prima volta la Coppa America in Italia, ricordando l’entusiasmo che esplose improvviso intorno alla sua prima impresa e prodigandosi nel mantenerlo vivo, con la consapevolezza che la passione di un popolo intero può aiutare a rendere possibile quello che a prima vista appare impossibile.

Vivendo qui, all’interno, non capisci cosa sia Luna Rossa all’esterno. Durante il varo, con così tanti invitati, così tante barche fuori e una folla di curiosi che riempiva la banchina, mi sono reso conto di quanto sia importante. Mi ha stupito, perché ricordavo l’entusiasmo del 2000, ma sappiamo anche che nello sport si dimentica facilmente e che sono passati vent’anni. E invece la passione degli italiani per Luna Rossa, un simbolo del nostro Paese, è rimasta immutata. Fino a oggi è stato questo il momento più bello della mia avventura qui.

A parlare è Enrico Voltolini, uno dei più membri più giovani dell’equipaggio allestito in vista del 2021 dal Team Prada. Enrico fa parte del programma New Generation, nato dalla volontà di dare continuità alla sfida e rinforzare il legame con l’Italia affiancando ad alcuni tra i più esperti e titolati velisti al mondo quella che può appunto essere definita una “nuova generazione”. Giovani promesse che possono contagiare con il loro entusiasmo l’intera squadra e, a loro volta, beneficiare dei consigli di chi fa questo mestiere da anni. L’obiettivo? Creare una sinergia capace di spingere l’intero progetto verso la vittoria nel 2021, gettando, allo stesso tempo, le basi per le campagne del futuro.

Luna Rossa New Generation: i talenti di domani

Nella New Generation è possibile incontrare talenti dai percorsi formativi più disparati, scelti per entrare nel team soltanto dopo lunghe e accurate selezioni. Voltolini, per esempio, è stato prima di tutto una promessa del nuoto, dove è arrivato a essere tra i primi cinque in Italia a livello giovanile. Ha cominciato a dedicare più tempo alla vela, di cui è appassionato da sempre, con il trasferimento per motivi di studio a La Spezia. Lodigiano, classe 1986, si scopre particolarmente portato nelle classi olimpiche, al punto da attrarre l’interesse di Max Sirena, che nel 2011 gli consiglia di provare con Luna Rossa. Avendo preso altri impegni, Enrico è costretto a rinunciare a quella che potrebbe essere l’occasione della vita, che per sua fortuna si ripresenta nel 2017. Lo fa per mano di Pietro Sibello, uno dei migliori velisti italiani e responsabile del progetto che Prada ha riservato alle giovani leve: stavolta è impossibile dire di no.
Nel mio gruppo eravamo una ventina di candidati e, al termine di una settimana di esercitazioni, siamo stati selezionati in due, io e Davide Cannata. Poche settimane più tardi ci siamo ritrovati nuovamente a Cagliari per esercitarci con il TP52: eravamo presenti solo noi selezionati e i “vecchi” del team, abbiamo cominciato a lavorare sullo sviluppo della nuova barca e le sessioni di allenamento. Ormai facevo parte a tutti gli effetti del team Luna Rossa.

Ricorda gli stessi giorni anche un’altra delle giovani promesse che fanno parte della New Generation, il ravennate Umberto Molineris. Classe 1990, ha raggiunto grandi risultati in 49er in coppia con il concittadino Jacopo Plazzi, con cui prima ha raggiunto la top 10 mondiale e poi è entrato a far parte del progetto di Luna Rossa dedicato ai campioni di domani.

Le selezioni per entrare a far parte di New Generation mi hanno permesso di incontrare nuovamente tanti ragazzi con cui ero abituato a regatare nelle classi olimpiche. Luna Rossa cercava atleti dalla grande prestanza fisica, dote fondamentale per superare i primi test sulla grinder machine. Successivamente, siamo stati messi alla prova anche in acqua, situazione dove ho potuto dimostrare, oltre alle qualità fisiche, anche la mia abilità in mare, su una barca. La selezione è durata diversi mesi, fino a quando non ho ricevuto la comunicazione che ero stato scelto.

Se è vero che nello sport, in qualsiasi disciplina e da sempre, l’esperienza può risultare un fattore determinante quando il gioco si fa duro, è altrettanto vero che questi ragazzi, che mai hanno preso parte a una campagna di Coppa America, possono bilanciare la loro lacuna in fatto di esperienza con numerose altre qualità. Per esempio, la dimestichezza con le nuove tecnologie, sempre più importante di edizione in edizione, oppure quelle capacità fisiche e mentali – recupero, adattamento – che possono aiutare in modo determinante l’equipaggio. La New Generation funge anche da stimolo per i più esperti, che, d’altra parte, si sono dimostrati bravi nel condividere con i nuovi arrivati alcuni trucchi del mestiere e non solo.

Nei momenti di stress, che diventeranno sicuramente più frequenti con l’avvicinarsi dell’appuntamento datato 2021, l’esperienza di chi ci è già passato è infatti fondamentale per ricordare che, pur trattandosi di una missione di grande importanza, una campagna di Coppa America rappresenta prima di tutto l’apice di una passione, qualcosa con cui ci si può anche divertire. Molineris sottolinea l’importanza di un gruppo unito, da sempre obiettivo del patron Bertelli, che considera Luna Rossa una grande famiglia in cui le qualità tecniche e fisiche devono necessariamente accompagnarsi a quelle caratteriali. Nessuna prima donna dunque, ma una “band of brothers” con un solo obiettivo: fare la storia.

Luna Rossa è davvero come una famiglia, e questo aiuta tantissimo: anche nei momenti più difficili riusciamo sempre a fare squadra, grazie anche e soprattutto ai membri più esperti come Vasco Vascotto e Francesco Mongelli, uomini con anni di esperienza di Coppa America alle spalle. Quando siamo sotto stress loro riescono a sdrammatizzare la situazione, la loro presenza è molto importante per noi giovani.

Dal punto di vista tecnico, i giovani confermano l’importanza di avere alle spalle una formazione sportiva completa, fondamentale soprattutto dal punto di vista mentale per poter competere con i migliori velisti al mondo. Molineris, per esempio, si sofferma sulla capacità di rialzarsi dopo essere caduti, pronti a ripartire.

Sicuramente l’aver praticato diversi sport fin da piccolo mi ha aiutato, forse non tanto nella costruzione del fisico, che comunque in gran parte è dovuta alla vela, quanto nella mentalità, nell’abitudine a vedere le cose in modo professionale, ad avere responsabilità, a interagire con compagni e avversari, la capacità di vivere la competizione a 360 gradi, nel bene e nel male.

Un particolare su cui concorda anche Voltolini, che spiega quale possa essere la sua “marcia in più” rispetto ai velisti puri.

Credo che le altre mie esperienze sportive abbiano arricchito questa mia esperienza come velista. Confrontandomi con altri ragazzi che hanno sempre e solo fatto vela fin da bambini mi sono reso conto di come loro abbiano un approccio tecnico ma meno sportivo e atletico nei confronti di questa disciplina, cosa che in altri Paesi è invece è molto più sviluppata.

Ma in un ambiente così unico e all’avanguardia, gli stimoli, in ogni caso, non mancano.

La cosa che più mi ha impressionato fin dai primi giorni è il fatto che, se hai una buona idea, in questo team hai la possibilità di portarla avanti. Non hai limiti su quello che puoi ideare, progettare o costruire, e questo può succedere soltanto qui, in una campagna di Coppa America, e in nessun altro posto.
Con il progetto New Generation, Luna Rossa intende formare in casa i campioni di domani. I loro nomi? Oltre a Molineris e Voltolini abbiamo Romano Battisti, Nicholas Brezzi, Davide Cannata, Marco Celon – figlio di Claudio, a bordo durante le regate del 2000 – Jacopo Plazzi e Andrea Tesei.
Il mio sogno, che è quello di tutto il team ed è inutile nasconderlo, è vincere la Coppa. Comunque andrà a finire mi porterò dietro questi quattro anni di esperienza, che sicuramente mi aiuteranno nella mia formazione di velista a 360 gradi. Quest’avventura – racconta ancora Umberto Molineris – mi ha permesso di crescere come uomo, tecnico e atleta, dandomi la possibilità di mettermi alla prova in tanti campi diversi. È qualcosa che mi porterò sempre dietro, un’esperienza quasi impossibile da vivere altrove.

Lo stesso pensiero di Enrico Voltolini, che, insieme ai colleghi della New Generation, sogna di prendere un giorno il posto dei “grandi” e, per il momento, insegue un successo che potrebbe cambiare per sempre il mondo della vela in Italia.

Si tratta della mia prima campagna di Coppa: ho visto cose che al di fuori di questo mondo non esistono, è un’esperienza preziosa, unica, che mi ha permesso di conoscere persone che per professionalità e capacità è davvero raro incontrare nel mondo. Questo resterà sicuramente, ma l’unica cosa che si può desiderare dalla Coppa America è vincerla.

Parole che, apparentemente, possono sembrare dettate dall’entusiasmo giovanile, certo, ma che, invece, dimostrano come il team stia lavorando nel migliore dei modi e come i più esperti siano stati capaci di motivare quelli che potrebbero essere i loro eredi. Nella Coppa America l’importante non è partecipare, ma vincere: perché, come recita il motto che da sempre accompagna il più antico trofeo sportivo al mondo, “there is no second”.

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