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Il fascino della Maratona di New York tra sport e tradizione

26 miglia e 385 iarde. Dal ponte di Verrazzano a Central Park, la maratona più celebre del mondo attraversa tutti e cinque distretti di New York, in un percorso di sali e scendi accompagnato dal tifo di oltre due milioni di spettatori. Dal 1970 al 1975 l’intero percorso era compreso all'interno di Central Park, ma nel ‘76 la decisione di allargarlo a tutta la città ha reso l’evento uno spettacolo internazionale e ha allargato la popolarità di uno sport di nicchia. La maratona di New York non ha avuto difficoltà nel creare un immaginario e un universo narrativo per attrarre podisti da tutto il mondo, bastavano New York e i suoi nomi più evocativi – Staten Island, Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx – ma negli anni questo immaginario si è arricchito ancora di più.
Il giorno della maratona – che quest’anno si svolgerà il 3 novembre – è una festa che ogni quartiere declina a suo modo, animata non più solo dagli abitanti e dai corridori, ma dal numero sempre crescente di spettatori che arrivano da tutto il mondo. Parte della festa sono anche i migliaia di volontari dislocati lungo tutto il percorso accompagnano e rispondono alle domande dei corridori. Le domande dei partecipanti rientrano spesso nella categoria della cosiddetta “maranoia” (paranoia da maratona), che spinge adulti, altrimenti ragionevoli e sicuri di sé, a fare domande ovvie in preda al nervosismo e al bisogno di rassicurazioni. Anche questo è il bello della giornata.
Oltre 50mila persone su un ponte sospeso che mangiano barrette proteiche, bevono, fanno stretching e cercano lo scatto perfetto per i social. Potrebbe sembrare l’anticamera dell’inferno, ma la tensione è così alta che la timidezza si scioglie e si socializza con facilità. Tra runner è già facile, ma a quella linea di partenza ognuno porta una storia da raccontare. Può essere riscatto, sfida, voto o promessa, ma la preparazione delle 26 miglia (e 345 iarde) è un’esperienza incisiva, che si ha spesso voglia di condividere.

Il luogo poi aumenta la suggestione. Il ponte di Verrazzano – il lungo ponte che unisce Staten Island e Brooklyn – durante tutto l’anno i pedoni (e i corridori) e le biciclette non possono accedervi, quindi con la maratona, uno spazio dedicato esclusivamente alle auto torna alla città. I primi a partire dalle otto e quaranta del mattino, divisi a scaglioni, sono gli atleti con su sedia a rotelle, handbike o con altri tipi di disabilità, poi – divisi in quattro grandi gruppi – parte la carica dei cinquantamila.

Pronti, partenza, via: il percorso della maratona

Alla partenza, la massa di corridori è talmente grande che non permette di apprezzare la varietà dei corpi, delle attitudini e dell’abbigliamento. Dopo qualche miglio però, quando le variazioni del percorso i diversi ritmi di corsa hanno provveduto a ridurre la densità, si può godere della creatività, dell’estro e dei vari modi di affrontare la fatica dei partecipanti.

Chi ha la fortuna di abitare sul tracciato organizza dei veri e propri “marathon party”, invitando amici e parenti per una lunga colazione intorno alle finestre, a guardare la massa in movimento come fosse una parata.

Prendiamo il passaggio nel quartiere di Greenwood Heights, Brooklyn, miglio 6. I corridori sono serrati ma tra i tanti in tenuta canonica – leggins, pile, scarpe più o meno professionali – si notavo i vari vestiti da superman, George Washington o in smoking/vestito da sposa. Arrivati a questo punto della corsa però, non sono solo gli eccentrici a scatenarsi. Infatti, una dozzina di gruppi di musicisti di strada accompagna i corridori in questo tratto, che forse già in preda ai crampi qualche passo di danza lo accennano. La folla di spettatori balla, canta e acclama i corridori con una gioia che fa dimenticare che ci troviamo a pochi passi dal cimitero di Green-Wood, che con le sue collinette e viali alberati rappresenta un’attrazione per chi ha già iniziato ad annoiarsi della maratona.
Uscendo da Brooklyn si attraversa il quartiere chassidico di Williamsburg e qui l’atmosfera cambia. La zona, abitata prevalentemente dalla comunità ebraico-ortodossa, è una delle rare oasi di silenzio della maratona, con relativamente poca folla, ma il contrasto tra le barbe scure e i lunghi cappotti neri degli abitanti del quartiere e i corridori in pantaloncini e canottiera rappresenta pienamente l’identità multiforme di New York e la sua sconvolgente ricchezza culturale. In generale, durante tutto il percorso i partecipanti hanno il privilegio di attraversare il famoso autunno newyorkese e di essere sostenuti da milioni di spettatori, pronti a incitare e dare forza durante i momenti di debolezza. La strada è lunga, ma il percorso vale la pena.

Consigli per iniziare a prepararsi ad una maratona

Se sei un neofita di questo sport e il tuo obiettivo è quello di correre una mezza maratona inizia in maniera molto graduale senza farti prendere dalla voglia di correre fin da subito grandi distanze. Inizia aggiungendo 2 Km ai tuoi allenamenti infrasettimanali, se sei abituato a correre 8-10 Km ad ogni seduta di allenamento, allungala fino a 12. Inoltre un altro consiglio è quello di inserire un ulteriore seduta di allenamento durante la settimana mantenendo una distanza inferiore rispetto a quella degli altri giorni 6-8 Km.

Esercizi di core stability, propriocezione e di forza per gli arti inferiori vanno inseriti nella tua routine. bastano 30 minuti per ogni sessione di allenamento. Programma ogni allenamento, ricordati di inserire nella tua programmazione sia allenamento di lento, lunghissimi e ripetute.

Per un podista delle lunghe distanze la mente è un elemento molto importante e come il corpo anche essa va allenata. In una mezza maratona o una maratona quando i chilometri iniziano a sommarsi e a diventare tanti diventa fondamentale la mente per andare avanti nella nostra impresa sportiva. Non a caso gli allenatori dei professionisti di ogni settore dello sport associano all’allenamento atletiche delle sedute di Training Mentale in senso ampio.

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