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Il nuovo superfood direttamente dal Nord Africa

Dalle carovane dei deserti mediorientali e dalle popolazioni berbere del nord Africa arriva il nuovo superfood, che unisce benefici alimentari e dietetici, sostenibilità ambientale e un indubbio fascino esotico. Ecco a voi il latte di cammello. Al latte, anzi, adeguiamoci alla normativa, alle bevande a base di avena, mandorle, soia, siamo già abituati, così come agli annunci e alle smentite sulle loro proprietà benefiche, che spesso si esauriscono nel non essere latte vaccino.

Latte di cammello: il ritorno alle origini è trendy

Nella mitologia e nella storia occidentale si sono ricavate un posto d’onore quello di capra e di asina, ma c’è un nuovo, antichissimo latte in circolazione e promette di uscire dalla nicchia geografica e di mercato in cui è rimasto negli ultimi due millenni: il latte di cammella e dromedaria. Chi lo ha assaggiato lo trova molto simile al latte vaccino, con una piacevole nota salata che smorza anche la più dolce delle bevande. “Un bicchiere di latte in cui hanno dimenticato un pretzel”, ha detto qualcuno. A discrezione del lettore decidere se sia un bene o meno.
Utilizzato da sempre dalle popolazioni nomadi dei deserti sia in Africa che in Asia, per gli esigenti, avidi di novità e ricchi consumatori degli Emirati Arabi, il latte di cammello è un molto trendy ritorno alle origini e il camelccino è un must per ogni viaggiatore foodie a Dubai. Oltre al prezzo, molto maggiore, e alla capacità produttiva, molto minore, a fare la differenza sono le proprietà nutrizionali, l’impatto ambientale e la capacità di adattarsi al nuovo assetto climatico causato dal riscaldamento globale.

Con meno calorie, meno grassi e colesterolo e più calcio e vitamina C del suo corrispettivo bovino, il latte di cammello ha già le giuste caratteristiche per farsi notare dai consumatori più attenti al benessere, ma è un’altra la chiave di accesso all'esclusivo (più o meno) club dei superfood. Privo di lattoalbumina e caseina, le proteine responsabili dell’allergia al latte, e con una bassa percentuale di lattosio, il latte di cammello sembra l’inaspettata risposta al crescente numero di adulti che non digeriscono quello vaccino. L’unico problema in questo caso è la difficoltà nella caseificazione di un prodotto con pochi grassi e caseine, ma non sembra esserci al momento nessuna richiesta di formaggio di cammello.

Tra sussistenza e lusso

Per i principali produttori mondiali, Somalia e Kenya, si tratta ancora di una alimento di sussistenza, mentre Emirati Arabi, Stati Uniti e Australia sono i paesi di riferimento per il consumo d’élite e secondo FAO e ONU il valore potenziale del mercato è di 10 miliardi di dollari.

L’interesse globale non nasce solo dalla ricerca di un modo nuovo per stupire consumatori annoiati. Nelle regioni desertificate o a rischio desertificazione, cammelli e dromedari, grazie alla loro proverbiale parsimonia nel consumo di acqua e cibo, sono la principale risorsa per gli allevatori costretti ad abbandonare vacche, capre e pecore. In Kenya, negli ultimi dieci anni, la popolazione di cammelli è più che triplicata e si stima che, entro il 2050, fino a 35 milioni di persone che vivono in zone aride trarranno beneficio dall'allevamento di questi animali.

Nei paesi occidentali l’aumento di domanda si scontra con il prezzo più in linea con quello di un buon vino che di un alimento di uso quotidiano: circa 20 dollari al litro. Uno dei principali limiti all'abbassamento del prezzo è, facile a dirsi, mungere una cammella, che ricordiamo è un animale grande e umorale.

L’esclusività dovuta alla bassa produzione (cinque litri al giorno contro i ventotto dei bovini in allevamento intensivo), l’origine antica, i benefici alimentari e il ridotto impatto ambientale rendono il latte di cammello il lusso perfetto del 2018, uno dei prodotti più iconici del multiculturalismo consapevole.

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