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Sydney-Hobart: quando vincere contro il mare non ha prezzo

Seicentoventotto miglia nautiche di regata australe a collegare la baia di Sidney e Battery Point, sobborgo di Hobart, costeggiando i piccoli villaggi dei pescatori del Nuovo Galles del Sud. Attraversando quindi il Mar di Tasmania e lo stretto di Brass, prima di virare verso ovest nella Storm Bay ed entrare nel fiume Derwent per giungere, infine, alla capitale della Tasmania. Ecco, in sintesi, il percorso della Sidney-Hobart, ribattezzata Rolex Sydney Hobart Yacht Race dal 2002 con l’ingresso come sponsor della celebre azienda svizzera di orologi. Una delle regate più difficili e amate del mondo: nessun altro evento nautico attira tanti spettatori come quelli che assistono alla partenza della gara sul lungomare del Sidney Harbour, quasi una festa nazionale dell’emisfero australe.

Il percorso della Sydney-Hobart non è mai cambiato, ma i tempi di percorrenza sono via via diminuiti

La Sidney-Hobart è un vero e proprio evento imperdibile dell’estate australiana che, fin dalla prima edizione di oltre settant’anni fa, ha luogo nei giorni tra Natale e Capodanno, con partenza fissata a Santo Stefano (noto come Boxing Day nel Regno Unito e in tutti i paesi del Commonwealth) e arrivo nello storico porto di Hobart giusto in tempo per brindare all’anno nuovo.
Regate importanti si svolgono un po' in tutti i mari del globo
Organizzata dal Cruising Yacht Club of Australia insieme al Royal Yacht Club of Tasmania, la regata nacque nel 1945, pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando John Illingworth, capitano della marina militare britannica, suggerì a Peter Luke, che insieme ad alcuni amici aveva fondato un club di velisti, di creare una gara sulla rotta già meta di numerose crociere per diporto.

Equipaggi e statistiche dalla prima regata ad oggi

Alla prima edizione parteciparono nove imbarcazioni e fu proprio Rani, lo yacht capitanato dallo stesso Illingworth e unica barca non australiana, a tagliare il traguardo dopo sei giorni, 14 ore e 22 minuti. Una rara eccezione per un contest che sarà poi appannaggio quasi esclusivo di imbarcazioni australiane, neozelandesi o statunitensi. Peter Luke fu invece l’ultimo ad arrivare con la sua barca, Wayfarer, dopo 11 giorni, 6 ore e 20 minuti, che rimangono ancora oggi il record per la traversata più lenta della storia della regata.
Braccio femminile raccoglie la corda dall'interno di una barca
Già alla seconda edizione della Sydney-Hobart (1946) le imbarcazioni in gara erano 19 e la partecipazione si aprì anche alle donne. Jane Tate di Hobart gareggiò, infatti, con il marito Horrie a bordo di Active – e nello stesso anno si decise di stilare due classifiche:

  1. la Line Honours, che premia la prima imbarcazione giunta fisicamente al traguardo,
  2. una classifica virtuale chiamata Handicap, con tempi corretti in funzione di coefficienti che tengono conto del tipo di barca utilizzata e della sua velocità.

Il percorso, però, non è mai cambiato e, mentre il numero di partecipanti è cresciuto esponenzialmente toccando il record di 371 barche nel 1994, i tempi di percorrenza si sono invece via via abbassati.

Illuustrazione di due tipologie di imbarcazione da regata
Il completamento della regata veniva completato passando dai tre giorni e poco più impiegati nel 1962 dall’americano Huey Long sul suo yacht Ondine, seguiti dai due giorni e 14 ore del connazionale Jim Kilroy con Kialoa II nel 1975, fino al giorno, 18 ore e 40 minuti dell’australiano Bob Oatley su Wild Oats XI nel 2005. L’attuale record di un giorno, 9 ore, 15 minuti e 24 secondi è stato conquistato da Jimmy Spithill su Comanche nella scorsa edizione, dopo che la giuria ha penalizzato di un’ora la barca vincitrice Wild Oats XI per una virata irregolare alla partenza.

La regata con un mare di aneddoti

Nota nell’ambiente velico anche come Bluewater Classic, e limitata a imbarcazioni di dimensioni non superiori ai 100 piedi ma non inferiori ai 30, la regata rimane tra le più prestigiose e difficili al mondo a causa delle intense correnti oceaniche e dei forti venti che caratterizzano l’area, così come per la durata della gara: troppo lunga per arrivare alla fine con tutte le energie, ma troppo breve per potersi permettere di riposare.
Timone di una barca a vela
Difficoltà, queste, che hanno più volte causato vere e proprie tragedie, come nella drammatica edizione del 1998, quando una violentissima e improvvisa tempesta (paragonabile per intensità a un tornado) fece colare cinque navi a picco causando sei morti. In quell’anno solo 43 delle 115 barche presenti alla partenza arrivarono a Hobart. La gara ha visto anche finali ben meno tragici, ma comunque al cardiopalma, come quando nel 1982 Condor of Bermuda vinse sull’avversario Apollo III per soli sette secondi, in un rush finale al fotofinish che non ha niente da invidiare a una finale olimpica dei 100 metri piani.

La regata rimane tra le più prestigiose e difficili al mondo a causa delle intense correnti oceaniche e dei forti venti che caratterizzano l’area

Che si arrivi dopo una tempesta o dopo una più tranquilla crociera con il sole, di giorno o di notte, poco importa: ad accogliere i partecipanti sulle rive di Hobart ci sarà sempre una folla festante di spettatori, ufficiali di gara e giornalisti che accompagneranno gli equipaggi a festeggiare la conclusione della regata a suon di birra in uno dei tanti pub che si affacciano sul lungomare cittadino, come il Customs House Hotel, in una sorta di terzo tempo rugbistico in salsa marinaresca che rimane il premio finale più ambito.
Coppia di anziani guardano la regata Sydney-Hobart
A dispetto dei milioni di euro che costa allestire un team e un’imbarcazione per partecipare alla regata, infatti, ai vincitori non viene corrisposto alcun premio di valore materiale – se non l’orologio che lo sponsor dona ai due skipper delle imbarcazioni vincenti nelle due classifiche. Vincere la sfida contro il mare non ha prezzo.

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