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Di cappa e spada: la lunga storia della scherma

Che la si definisca disciplina mistica del vero cavaliere, come lo scrittore Arturo Pérez-Reverte, o uno sport astratto, come Edoardo Mangiarotti, lo schermidore più titolato della storia, la scherma ha alle spalle un’epopea secolare che si perde nella notte dei tempi. A differenza di tante altre discipline sportive più moderne essa non ha, infatti, una data di nascita certa, né un fondatore o una regolamentazione precisa e univoca. Almeno non agli inizi.
Scherma nella lingua italiana
Ci ha dato, però, modi di dire ormai entrati nell’uso comune (touché) e una certezza: a scherma non si gioca, così come non la si pratica; di scherma, si tira. Lo ricorda Gabriele Fredianelli, che proprio a questa disciplina ha dedicato un volume esaustivo, appena pubblicato da Odoya, dal titolo Storia e storie della scherma. 600 anni di sfide, assalti, duelli.
La scherma è fondamentalmente uno sport che arriva dal medio evo

Storia della scherma

La storia della scherma è una vicenda lunga e gloriosa, ricca di personaggi incredibili che hanno spesso sfiorato gli episodi chiave della storia dell’uomo degli ultimi secoli. Si parte dal primo Quattrocento, quando Fiore dei Liberi scrisse a Ferrara il Flos duellatorum, il manuale che ne codificò la statura di disciplina umanistica, anche se già dal Duecento la scherma italiana era considerata la più prestigiosa a livello europeo.

Il fioretto è considerato arma convenzionale perché disciplinata da un regolamento (la convenzione appunto) per l’assegnazione della stoccata

La storia continua con la pubblicazione del De arte gladiatoria dimicandi di Filippo Vadi e arriva alla prima metà del Cinquecento con l’Opera Nova Chiamata Duello di Achille Marozzo quando, con la scoperta delle armi da fuoco, la scherma abbandonò i campi di battaglia per diventare lo strumento principe della difesa personale e della conservazione dell’onore in duello.

La  scherma nel medioevo

In quell’epoca l’Italia continuò a mantenere la sua egemonia, come avrebbe fatto per tutto il Seicento e Settecento: lo dimostrano personaggi come il livornese Domenico Angelo Malevolti Tremamondo, che divenne maestro di scherma della famiglia reale britannica e fu protagonista delle tavole dedicate a questa disciplina nell’Encyclopédie di Diderot, o il maestro Gianfaldoni, che ispirò compositori come Donizetti e intellettuali come Rousseau, autore del suo epitaffio.
Una delle più diffuse espressioni di un duello è con la spada
Il Settecento fu anche il secolo che vide l’emergere della scuola francese accanto a quella italiana, grazie a figure come quella del cavaliere di Saint-George, detto il Mozart nero per la sua abilità di compositore oltre che di spadaccino. Tuttavia, fu Tremamondo che avviò la trasformazione della scherma in quella disciplina sportiva moderna che avrebbe vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la sua epoca d’oro, giungendo a riunire fino a diecimila spettatori per assistere a un duello: come avvenne a Parigi nel 1922 con quello in cui si affrontarono Aldo Nadi e Lucien Gaudin, passato alla storia come la sfida del secolo.

La scherma alle moderne Olimpiadi

Con la nascita delle Olimpiadi moderne, nel 1896, e la codifica della disciplina su tre diverse armi (spada, fioretto e sciabola), ecco aprirsi un’ulteriore fase, ricca di vicende e personaggi gloriosi: da Helene Mayer, unica atleta tedesca d’origine ebraica a gareggiare e salire sul podio alle Olimpiadi di Berlino 1936. Il già citato Mangiarotti, presente in cinque edizioni dei Giochi olimpici fra il 1936 e il 1960 e vincitore di tredici medaglie – all’epoca record assoluto per un singolo atleta.

Nel settecento il cavaliere di Saint-George era detto il Mozart nero per la sua abilità di compositore oltre che di spadaccino

Fabio Dal Zotto, vera e propria meteora delle Olimpiadi di Montreal del 1976, passando per la tragica fine di Vladimir Smirnov, morto in pedana durante i Mondiali italiani del 1982, fino ad arrivare al dream team femminile italiano del 1992, capitanato da Giovanna Trillini, e ai giorni nostri con Valentina Vezzali, una delle schermitrici più titolate al mondo.
Coppia di schermitori su sfondo nero
La scherma sportiva riserva una lunga serie di storie che meriterebbero di essere raccontate, fatte di straordinari gesti atletici, passione, fair play e perfino epica.

Come la vicenda di Bebe Vio, la campionessa italiana paralimpica che, dopo aver vinto tutto ciò che poteva vincere, è diventata il simbolo di uno sport che non finisce mai di emozionare, una disciplina con un lungo passato alle spalle e altrettanto futuro davanti a sé.

Le specialità della scherma: il fioretto

Il fioretto è la specialità con cui si inizia la pratica dello scherma: è un'arma puramente accademica, nata cioè per l'insegnamento della specialità, e si compone di due parti, la lama e la guardia. Storicamente nacque come una spada alleggerita per l’allenamento e non destinata all’uso in battaglia e ai duelli, ma all’esercizio nelle sale d’armi in cui si abituava a colpire normalmente.
Due ragazzi tirano di scherma all'aperto
Il bersaglio valido del fioretto è rappresentato dal busto, sede degli organi vitali, perché portare a segno una stoccata su tale parte del corpo era quasi sicuramente letale.

Insieme alla sciabola, il fioretto è considerato arma convenzionale perché disciplinata da un regolamento (la convenzione appunto) per l’assegnazione della stoccata: regola fondamentale è colpire l’avversario in un punto valido avendo cominciato l’attacco prima dell’avversario.

La Sciabola

Se il fioretto è propedeutico alla disciplina, la sciabola è la specialità di attacco per eccellenza, molto veloce e tipica di una scherma istintiva. La sciabola è un’arma convenzionale e per vedersi assegnata la stoccata va portato per primo l’attacco o rispondere prima ad un attacco avversario. Nella sciabola le parti del corpo disponibili ai colpi sono dalla vita in su, quindi busto braccia e testa.
Questo perchè storicamente la sciabola discende dalle armi usate dai cavalieri che, stando a cavallo, colpivano i fanti a piedi nella parte  superiore del corpo. A differenza del fioretto, oltre che di punta si può colpire l’avversario anche di taglio e di controtaglio.
Il movimento dell'affondo nello scherma

La Spada

La spada è la specialità che si avvicina maggiormente ai veri duelli del passato perché considera acome bersaglio valido l’intero corpo. Nel caso in cui i due schermitori si colpiscano contemporaneamente si avrà il colpo doppio e il punto sarà assegnato ad entrambi esattamente come nei combattimenti reali di un tempo, dove ad ogni colpo corrispondeva una ferita. Nella spada ogni stoccata che arriva a bersaglio dà diritto ad un punto. Alla spada quindi si deve ul colore bianco della divisa da scherma. I duelli combattuti con la spada erano infatti al primo sangue: qualsiasi ferita da cui uscisse sangue, su qualsiasi parte del corpo, determinava l’interruzione del combattimento.

Allenarsi per la scherma

Coppia di schermitori tirano colpi all'ombra
Per  prepararsi al meglio, nella scherma è necessario lavorare su due obiettivi principali: nello specifico sarà importante puntare sull’aumento della flessibilità e il potenziamento dei muscoli. Se il primo è raggiungibile grazie ad esercizi di allungamento (il classico stretching) uniti ad attività cardio come corsa o bike, il secondo necessita di esercizi di stabilizzazione del core attivabile grazie a differenti comparti muscolari come ad esempio gli addominali, gli obliqui, i dorsali e i glutei.
La corsa è propedeutica all'allenamento specifico per la scherma
Allenarsi per lo scherma significa eseguire gli esercizi in uno stato di disequilibrio parziale, grazie a pedane propriocettive, tappeti, plyobox.
Per il secondo obiettivo saranno invece necessari esercizi di stabilizzazione del tronco, e non solo, indirizzati verso differenti comparti muscolari -quali addominali, obliqui, dorsali, lombari, glutei, abduttori, flessori.

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