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Smart city: il futuro dell’uomo è dentro la città intelligente

L’aggettivo inglese smart, ormai entrato a pieno titolo nel nostro vocabolario di tutti i giorni insieme ad altri termini attinti direttamente dal bacino anglosassone, si può tradurre in molti modi e definisce, per esempio, una persona intelligente, ma con quel pizzico in più: chi è smart è brillante e astuto, è capace di stare al passo con i tempi e mostra spiccate doti di “problem solving” in ogni circostanza.

Una parola che si presta bene a qualificare anche situazioni, oggetti, entità astratte e a formare nuovi termini che le definiscano: usiamo abitualmente smartphone e smartwatch, che ci regalano funzionalità avanzate rispetto ai loro antecedenti; guardiamo le smart TV, che integrano il tradizionale televisore con la tecnologia di Internet, e auspichiamo lo smart working, basato su flessibilità, autonomia e maggior senso di responsabilità.

Negli ultimi anni, inoltre, si sente parlare anche di smart city e smart districts.

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono le smart city a cui guardare come modello per il futuro.

Come trasformare una città in una smart city

Nel 2014, la società Seedwind, specializzata in ingegneria aeronautica, ambientale, industriale e delle telecomunicazioni, aveva stilato un elenco delle caratteristiche che fanno di una città una smart city.

  1. 1. Parcheggi pubblici intelligenti, magari collocati all’esterno della città ma ben collegati con il centro urbano da moderne infrastrutture di trasporto pubblico
  2. 2. Produzione di biogas dai rifiuti, utilizzando gli scarti provenienti dalle discariche cittadine per produrre energia pulita
  3. 3. Edifici green, certificati secondo standard di efficienza energetica
  4. 4. Aree verdi
  5. 5. Fonti di energia rinnovabili interne alla città per garantire il fabbisogno energetico metropolitano senza dipendere dalle fonti fossili o da reti esterne
Riprendere il contatto con la natura in contesti ultra urbani
  1. 6. Comunicazione digitale, attraverso l’utilizzo di app che diffondano dati via smartphone e tablet, per un miglior controllo del traffico e della mobilità
  2. 7. Sistemi informatici per l’efficienza energetica, per ridurre gli sprechi e monitorare in tempo reale i consumi
  3. 8. Car sharing
  4. 9. Gestione online dei parcheggi, per prenotare il proprio posto auto tramite Internet e limitare così code, traffico e il conseguente inquinamento ambientale
  5. 10. Impegno condiviso: last but not least, nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza l’impegno e la collaborazione del capitale umano.

Efficienza, sostenibilità, mobilità e, inevitabilmente, tecnologia.

Queste le parole chiave che hanno orientato la ricerca negli ultimi dieci anni, da quando, nel 2009, a Rio de Janeiro ha preso avvio il primo progetto della smart city ideale.

Nel 2011 è nato anche lo Smart City Expo World Congress, palcoscenico e luogo di confronto e scambio fra aziende, governi, istituzioni e pubbliche amministrazioni, su tematiche che riguardano le trasformazioni digitali, lo sviluppo dell’ambiente urbano, la mobilità, la governance, l’economia, la collaborazione e l’inclusività delle città del futuro.

Londra ha un richiamo fortissimo per i giovani di tutto il mondo

L’importanza della smart city per la salvaguardia dell’ambiente

Secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 la popolazione della Terra sfiorerà i 9,7 miliardi di abitanti e, di questi, il 68% sceglierà di spostarsi nei centri urbani, con un conseguente aumento dei consumi di energia, della produzione di rifiuti e delle emissioni di gas serra.

Date queste premesse, appare chiara l’urgenza di trovare soluzioni per prevenire le difficoltà future e migliorare le condizioni di vita cui si andrà incontro, e la convenienza di farlo adottando una prospettiva a lungo termine, perché si tratta di cambiamenti che richiedono tempo per essere sviluppati e implementati, e per radicarsi nei comportamenti dei cittadini.

La smart city si pone come la soluzione per rispondere a queste emergenze

Le politiche finora perseguite non si sono mai occupate troppo della gestione di queste problematiche, che sono così divenute sempre più complesse e rischiose per il futuro; oggi, fortunatamente, abbiamo a disposizione conoscenze e strumenti per intervenire che fanno ben sperare: un esempio su tutti è il cosiddetto Internet of Things (IoT), cioè quell'insieme di tecnologie che permettono di collegare in rete qualunque oggetto per monitorarne le azioni, raccogliere informazioni ed elaborare soluzioni in base a quanto emerso.
Una città interconessa per un migliore scambio di informazioni

Le smart city più “intelligenti”

L’ultima classifica dello IESE Cities in Motion Index (CIMI) del Center for Globalization and Strategy, piattaforma che analizza e confronta 165 città di 80 Paesi prendendo in esame diverse caratteristiche, fra cui la sostenibilità degli ecosistemi, l’innovazione delle attività, l’equità fra i cittadini e l’interconnessione territoriale, conferma il primo posto di smart city a New York, davanti a Londra e Parigi, rispettivamente seconda e terza, cui seguono Tokyo, Reykjavík, Singapore, Seoul, Toronto, Hong Kong e Amsterdam, segno che le smart city sono una realtà trasversale, che accomuna vari punti del globo.
New York, la smart city per eccellenza
In Italia, per il quinto anno consecutivo nel 2018, Milano ha guadagnato la vetta della classifica dell’ICity Rate, il rapporto annuale stilato da FPA sullo stato delle città italiane nel percorso per assurgere a smart city. Gli ottimi risultati del capoluogo lombardo, che viene definito “realtà fuori categoria”, sono seguiti, benché a distanza, da altri due esempi virtuosi e in rapida ascesa: Firenze e Bologna, la prima vincente soprattutto per l’attrattività turistico-culturale, la trasformazione digitale e la mobilità sostenibile, la seconda negli ambiti del lavoro, dell’energia, della governance e della partecipazione civile.

Un aspetto che è utile tenere a mente è che, sebbene possano esistere visioni comuni e tecnologie applicabili a più realtà, ciascuna città è un piccolo universo a sé, con problematiche e priorità che la differenziano dalle altre, e che dunque richiedono soluzioni necessariamente specifiche per renderla una smart city di livello.

Ecco, in concreto, alcuni esempi di smart city da cui farsi ispirare

Grazie alle nuove tecnologie, Barcellona ha adottato da qualche tempo un sistema di democrazia partecipativa: attraverso la piattaforma Dedicim, cittadini e governo sono rispettivamente informati sulle proposte e i progetti che vengono messi in campo e sulle richieste e i bisogni che necessitano di essere ascoltati, in un costante confronto e mutuo scambio di idee e possibili soluzioni.

Per quanto riguarda invece l’applicazione di strumenti tecnologici alla gestione materiale della smart city catalana, sono stati avviati progetti che riguardano l’illuminazione stradale e l’installazione di semafori intelligenti, per migliorare il traffico e garantire maggiore rapidità di percorrenza ai mezzi di soccorso in caso di pericolo; i car sharing e la presenza di numerosi punti di ricarica delle auto elettriche disincentivano l’uso delle vetture private, mentre l’utilizzo di sensori che segnalano in tempo reale lo stato dei bidoni della spazzatura garantisce un pronto intervento per ottimizzare il servizio e assicurare il decoro urbano.

Barcellona ha tutto: il sole, il mare e la tecnologia
Nel 2010 Londra ha lanciato il suo London Datastore, mentre New York offre da qualche anno il NYC OpenData: si tratta di portali che permettono ai cittadini delle smart city di verificare in prima persona le soluzioni che i governi stanno adottando e, viceversa, consentono ai governanti di raccogliere feedback sull’andamento della situazione.

A Singapore dal 2014 è attivo Smart Nation, il cui claim è “transforming Singapore through technology”. Nella smart city del Sud-Est asiatico sono presenti, infatti, iniziative atte a migliorare e semplificare la vita dei cittadini, a creare nuove opportunità di business e a costruire una comunità più solidale e cooperativa. Il governo ha identificato alcuni progetti strategici, che consentono, per esempio, di effettuare transazioni digitali o pagamenti in modo rapido e sicuro (National Digital Identity e e-Payments), di rendere la città più vivibile (Smart Nation Sensor), di migliorare la mobilità urbana e il trasporto pubblico (Smart Urban Mobility) o di venire incontro alle esigenze delle famiglie, soprattutto dopo la nascita di un figlio (Moments of life).

Dal 2012 Amsterdam, con il progetto Amsterdam Smart City, che vanta numerosi partner istituzionali e commerciali, è un vero e proprio laboratorio di smart city a cielo aperto, che invita giovani ricercatori a sperimentare sul campo per trovare soluzioni in materia di risparmio energetico, mobilità, qualità della vita, salute e inclusività sociale.

Una smart city è “smart” se è all’avanguardia sotto il profilo delle infrastrutture e delle tecnologie, se è competitiva dal punto di vista economico, se offre servizi e soluzioni, ma soprattutto se è abitata da cittadini smart, che abbiano voglia di mettere in discussione le proprie abitudini, adottare nuovi schemi di comportamento e adattarsi con fiducia agli inevitabili cambiamenti che affrontano.

Solo persone bellissime e capaci di adattarsi al cambiamento possono vivere nelle smart city
Nel suo romanzo Le città invisibili Italo Calvino scriveva: “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” e questa è, a conti fatti, la migliore definizione possibile di smart city: una città in grado di dare risposte “intelligenti” alle domande e alle esigenze di chi la vive.

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