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Sport nobili, o come i reali del mondo amano fare attività sportive

Una certa curiosità (per non dire passione) per le famiglie reali e in generale per il mondo dell’alta nobiltà esiste da sempre ed è ben comprensibile. Non si può negare, tuttavia, come negli ultimi decenni l’approccio alle casate reali si sia sostanzialmente modificato: tutt'altro che inaccessibili, come chiunque altro nell'epoca dei social media, i Windsor, ad esempio, costituiscono la combinazione perfetta di rigida secolare etichetta e quotidianità familiare che tanto attira il pubblico.
La Principessa Diana in un momento di svago
Una nuova forma di popolarità sicuramente iniziata con la “favola” della principessa Diana e che adesso ci vede seguire, post dopo post, la relazione tra William e Kate. Una storia che ha saputo catalizzare l’attenzione del “popolo” sin dai primi appuntamenti all'università, per giungere fino al terzo figlio, e che ha trasformato in una naturale conseguenza l’idea di analizzare in streaming, con l’ausilio di commissioni di esperti, ogni dettaglio della cerimonia nuziale di Harry e Meghan Markle.

Un modo di intrattenere che si è rivelato persino migliore dei reality sulle vite dei “ricchi” che tanto hanno spopolato ultimamente, dal momento che, a differenza dei borghesi, proprio i Windsor (ma anche i Grimaldi, che da Grace Kelly in poi sono stati protagonisti dei rotocalchi di mezza Europa) sono tenuti a mantenere, anche nelle attività più quotidiane, una serie di comportamenti in grado di segnare una differenza rispetto alla gente “normale”.

Il Principe William durante una sessione di yoga
Un’alterità che si manifesta di certo anche nello sport: senza escludere rugby, yoga e jogging quotidiano, i reali si muovono con noncuranza tra cavalli, sontuose barche a vela ed esclusive vette innevate.

Quali sono, in particolare, gli sport nobili più amati dalle case regnanti di mezzo mondo? Proviamo a scoprirlo insieme.

Il Polo e l’equitazione, gli sport nobili per eccellenza

Il polo è da tempo immemore la disciplina d’elezione dei reali d’Inghilterra, a cominciare da Harry. Con lui William, considerato un abilissimo giocatore (nonostante sia stato obbligato a giocare con la mano destra pur essendo mancino, dal momento che il polo esclude categoricamente l’utilizzo della sinistra), il Principe Carlo e suo padre Filippo, fino al re Giorgio VI, padre della Regina Elisabetta: tutti gli uomini di famiglia sono stati ottimi giocatori di questo sport, uno tra i più antichi ed elitari a oggi conosciuti - e non è affatto un caso se, a quanto pare, persino il piccolo principe Giorgio sia già stato iniziato alla sua pratica.
I fratelli reali a polo
Un’ affezione riconducibile in qualche maniera a quelle che sembrano essere le origini di uno sport ora diffuso anche in altre parti del mondo.

La leggenda vuole, infatti, che il polo sia nato dall'evoluzione delle esercitazioni con la sciabola, un tempo effettuate dalla cavalleria inglese.

Anche Alberto II, principe regnante di Monaco dal 2005, non soltanto è un appassionato giocatore ma è pure il patrocinatore della Monte Carlo Polo Cup, un evento di ben quattro giorni nato per celebrare “lo sport dei re” in una sontuosa proprietà privata a pochi minuti di auto da Monaco, nel villaggio di Saint-Martin de Peille – che secondo Francesco Mitrano, Presidente di Monte-Carlo Polo Club e Monte-Carlo Polo Federation, per l’arredamento da giardino d’avanguardia, gli innumerevoli tendaggi bianchi e un dj che suona mix di chill-out e lounge, rappresenta alla perfezione i valori e gli elementi culturali distintivi di questo sport.
Il polo è, non a caso, lo sport nobile per eccellenza
Ma il polo ha i suoi estimatori anche tra i regnanti più orientali: Abdul Mateen, il decimo e piacente figlio del sultano del Brunei, tra gli scapoli d’oro più ambiti del pianeta, oltre che un collezionista di auto di lusso e un’Instagram star, pare ne sia un accanito appassionato.

D’altro canto, l’amore per i cavalli delle famiglie reali è antica quanto il mondo: a più di 90 anni, la Regina Elisabetta continua a cavalcare con impeccabile stile nel parco sul Tamigi, con l’unica concessione di un foulard annodato al collo invece del “cap”, l’apposito copricapo rigido solitamente utilizzato per proteggere la testa. Dei reali inglesi, considerando l’argento olimpico di Zara Tindall, figlia della principessa Anna e del capitano Mark Phillips, nonché nipote della Regina, e il pony che il principe Giorgio cavalca per tradizione già dalla più tenera età, l’unica estranea alla comune passione sembra essere Kate Middleton.

La Duchessa di Cambridge con il team neozelandese
Una diversità causata da una presunta allergia che, tuttavia, non ha impedito alla Duchessa di impegnarsi con entusiasmo in altre discipline. Stando alle cronache, Kate avrebbe praticato con soddisfazione l’atletica leggera, durante il liceo. Velista di talento, almeno quanto il marito, nel 2014, durante il Royal Tour of New Zealand, ha inoltre gareggiato contro di lui nel porto di Auckland, con il Team NZ.

Da sportivi a protettori dello sport, il mecenatismo dei regnanti d’Europa

Attualmente la Duchessa di Cambridge sta dando seguito alla ben nota tradizione che vede la famiglia reale impegnata nella promozione della pratica sportiva tra le fasce più giovani (a cominciare dal principe Filippo che ha fondato nel 1956 il Duke of Edinburgh Awards, un programma di premi sportivi per ragazzi, che da allora si è espanso in 144 nazioni): dal 2013 è Patron di SportsAid, un’organizzazione che si occupa di sostenere spese di formazione, attrezzature, viaggio, gara e alloggio nei primi, spesso critici, anni di carriera di atleti promettenti e giovanissimi, in genere tra i 12 e i 18 anni.
Il Principe Harry è un fervente sportivo, tra le altre, di polo e rugby
Con la Royal Foundation of The Duke and Duchess of Cambridge, l’ente benefico che guida con il marito William, è stato messo a punto il programma Coach Core, che mira a implementare accessibilità e qualità del coaching sportivo e del mentoring nelle scuole di alcune città, formando a loro volta i giovani all'insegnamento sportivo all'interno delle proprie comunità. Allo sviluppo di questo programma ha collaborato anche il principe Harry, che ha unito la ben nota passione per il rugby a quella per il sostegno del talento sportivo.

Il Duca del Sussex, ha infatti trascorso gran parte del suo anno sabbatico, il 2004, qualificandosi come addetto allo sviluppo nella Rugby Football Union (RFU), con cui avrebbe poi girato per le scuole e i club di tutto il Regno Unito per coadiuvare gli allenatori nell'addestramento e per favorire l’accesso allo sport da parte dei ragazzi di ogni età ed estrazione sociale.

Il Duca del Sussex sta attivamente promuovendo il rugby tra i più piccoli
Forte di questa esperienza che, secondo Terry Burwell dell’RFU, l’ha portato a empatizzare tantissimo coi giovani inglesi, nel 2013 Harry è stato nominato Patron del Rugby Football Union All Schools Programme e nel 2015 Presidente onorario dell’England Rugby 2015, nonché Vice-Patrono dell’RFU, supportando attivamente il Rugby World Cup 2015 tanto quanto la diffusione di base di questo sport tra i bambini più piccoli.

Lo sci della casa reale di Monaco

Anche lo sci è una disciplina comunemente amata dalle casate reali: se ben due funivie a Klosters, un affascinante resort invernale in Svizzera, portano il nome del principe Carlo, Stephanie di Monaco, appassionata di sport come qualunque altro membro della famiglia Grimaldi – tra gli altri, ha vinto il Grand Prix de Gymnastique de la Ville de Paris nel 1978 e 1979 – , ha amato tanto lo sci alpino quanto quello acquatico.

Suo fratello Albert II, parallelamente, ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi olimpici invernali - da Calgary 1988 a Salt Lake City 2002 - come componente dell’equipaggio della nazionale monegasca di bob. Il secondogenito di Ranieri e Grace Kelly si è tra l’altro distinto negli anni in innumerevoli altre discipline, tra le quali: il giavellotto, la pallamano, il judo, il nuoto, il tennis, la navigazione, lo squash e l’equitazione, divenendo il patron della squadra nazionale del Monaco.

E galeotta fu la medaglia sportiva che Albert consegnò nel 2001 a quella che sarebbe diventata sua moglie, Charlène Lynette Wittstock, ora Grimaldi: dopo un oro e un argento ai Giochi Panafricani di Johannesburg del 1999 e il titolo di campionessa africana dei 50 metri dorso, la splendida nuotatrice e modella si è classificata quinta ai Giochi Olimpici di Sydney 2000, nella 4x100, per giungere prima, pochi mesi dopo, durante una competizione organizzata all'interno del Meeting Internazionale di Montecarlo.

A seguito della premiazione, avvenuta per mano di Albert, Charlène incontrò l’allora principe ereditario nella hall del Tulip Inn. Una Rolls Ryoce nera era ad attenderli davanti all'albergo, mentre il Principe ereditario le chiedeva di trascorrere assieme a lui la serata. «Devo chiedere il permesso al mio allenatore», è stata, a quanto raccontano i giornali, la leggendaria risposta di Charlène, che il giorno seguente riuscì anche a perdere il biglietto su cui il principe le aveva appuntato il proprio numero di telefono.

Il Principe regnante Alberto II e la sua passione per lo sport... e le sportive

Gli sport nobili più fantasiosi dei reali inglesi

Non si tratterebbe tuttavia di monarchi senza qualche vezzo antico e impensabile ai più. È il caso, ad esempio, delle gare di piccioni (note come Piegeon Racing), una disciplina amatissima dai Windsor. Addestratissimi uccelli si sfidano a coprire una determinata distanza (da punto A, a punto B e ritorno), nel minor tempo possibile.

Un passatempo che deve i natali, in terra inglese, alla donazione effettuata dal re Leopoldo II del Belgio, il quale, nel 1886, donò una nidiata di piccioni da corsa ai reali inglesi.

Se vi state domandando dove è possibile fare in modo che un gruppo di uccelli sfidi la propria velocità contro un cronometro, state tradendo le vostre origini. La Regina Elisabetta, tanto per dire, l’ha risolta in fretta. Per le sue gare ha appositamente allestito una parte del giardino della sua tenuta di Sandringham. Sapete come si dice, no? Un modo per seguire le proprie passioni si trova sempre.

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