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La storia dell’America’s Cup e l'esordio di Luna Rossa

Il trofeo della Coppa America, nasce con il Deed of Gift, l’atto di donazione presentato ufficialmente al New York Yacht Club dai proprietari della scuna il 9 luglio del 1857 (una lettera di donazione, poi andata persa, era stata redatta già nel 1851). È quell’atto a trasformare ciò che era una semplice sfida, per quanto sentita, in una competizione sportiva vera e propria, stabilendo, da allora in poi, le regole di regata ufficiali per tutte le edizioni della competizione. Per ben 132 anni, mentre il mondo intorno cambiava in modo radicale – e con esso quella della vela – il New York Yacht Club tiene ben salda tra le proprie mani la “vecchia brocca”, come in seguito è stata soprannominata la coppa. Si succedono gli equipaggi, cambiano le regole di classe e le imbarcazioni, ma, per la bellezza di 24 volte consecutive, il trofeo resta nella bacheca di chi lo ha alzato al cielo la prima volta, il 22 agosto del 1851.
Si tratta della più lunga serie vincente nella storia dello sport, scampata persino alle sfide portate dall’ambizioso Sir Thomas Lipton, ricco e famoso commerciante inglese che si considera il miglior yachtsman del mondo e intende dimostrarlo. Abilissimo venditore di sé stesso e dei propri prodotti, Lipton è il primo a intuire le potenzialità della Coppa America a livello d’immagine: si dice che il cosiddetto “Barone del tè” partecipi unicamente per farsi pubblicità, ma si dimostrerà, invece, un avversario agguerrito e determinato.

Le sfide del Barone del tè

Tra il 1899 e il 1930 Thomas Lipton è protagonista di ben cinque sfide, sfiorando la vittoria nel 1920 quando il suo Shamrock IV cede al Defender Resolute soltanto al termine dell’ultima regata, e dopo essere stato rimontato da 0-2 a 3-2. Oltre 75.000 persone assistono alle gare, che vedono le migliori imbarcazioni del mondo darsi battaglia nel porto di New York, segnale di quanto la Coppa America sia entrata ormai nell’immaginario collettivo. All’edizione del 1920 risalgono anche le prime vere polemiche, dato che Lipton grida alla truffa quando la quinta e decisiva regata viene annullata dalla giuria mentre spira un forte vento che favorisce la sua Shamrock IV. Andata in scena, poi, un giorno in cui non soffia che una leggera brezza, la gara finisce per vedere i campioni del New York Yacht Club confermarsi tali, anche se il successo non risparmia critiche feroci anche da parte della stampa statunitense, tanto alla giuria come a Resolute, l’imbarcazione vincitrice.
Per lungo tempo un affare privato tra Stati Uniti e Gran Bretagna, fatta eccezione per la quarta e la quinta edizione che vedono i campioni prevalere su due imbarcazioni canadesi, la Coppa America registra per la prima volta la partecipazione dell’Australia nel 1962, quando, nella 18a edizione, lo yacht Weatherly, che rappresenta il New York Yacht Club, si impone 4-1 sull’australiana Gretel faticando più del previsto per portare a casa la vittoria: è il segnale che qualcosa sta per cambiare in una storia che sembrava immutabile. Si profila all’orizzonte l’introduzione di regate eliminatorie tra i numerosi sfidanti, che avverrà nel 1970, conducendo infine, nel 1983, alla vera svolta nelle sorti del trofeo: a distanza di 132 anni dal suo arrivo in città, la “vecchia brocca” lascia finalmente New York.

L’edizione del 1983 deve essere ricordata anche per un altro motivo: tra i sei sfidanti che si scontrano nella Louis Vuitton Cup è presente infatti anche Azzurra, barca “del color del cielo” voluta dall’Aga Khan e da Gianni Agnelli. Prima imbarcazione italiana nella storia della competizione, vince 24 delle 49 regate eliminatorie e si piazza terza tra i Challenger. È l’inizio di una tradizione che proseguirà negli anni con Il Moro di Venezia, creatura di Raul Gardini che nel 1992 porterà l’Italia per la prima volta a competere per il trofeo – superate le qualificazioni, un risultato storico, la barca guidata da Paul Cayard deve arrendersi agli americani, tornati nel frattempo campioni – e, soprattutto, con Luna Rossa, che tra l’ottobre del 1999 e il febbraio del 2000 renderà finalmente popolare la Coppa America in un Paese che da sempre ha un legame strettissimo con il mare.

Sono milioni gli italiani che in quei mesi passano lunghe quanto indimenticabili notti in bianco, inseguendo un sogno quasi impossibile ma da vivere con gli occhi ben aperti.

Luna Rossa inizia l'avventura in Coppa America

Dopo aver superato America One in un’accesissima finale della Louis Vuitton Cup, il team guidato da Patrizio Bertelli e patrocinato da Prada si contende il prestigioso trofeo – che nel frattempo è stato vittima di un atto vandalico e quindi oggetto di un lungo e meticoloso restauro – con i nuovi campioni, i neozelandesi, guidati da un altro nome destinato a entrare nella storia della competizione. Parliamo, naturalmente, di Russell Coutts, ex medaglia d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 e primo nella storia a far seguire alla sconfitta degli americani anche il trionfo da Defender. Questo avviene proprio contro Luna Rossa, a cui l’entusiasmo non può bastare per competere con una delle barche destinate a entrare nella leggenda della Coppa America: Black Magic.
La netta sconfitta per 5-0 rimediata all’ultimo atto non scoraggia affatto Luna Rossa, che, ancor più del team che l’ha preceduta, è riuscita a entrare nel cuore degli italiani. Merito delle imprese di un’imbarcazione che gli stessi neozelandesi, conquistati dalle prestazioni in Louis Vuitton Cup, hanno ribattezzato “The silver bullet” – “Il proiettile d’argento”, per la velocità e per il colore dello scafo –, e anche della fama ormai mondiale di una competizione che troppo a lungo era rimasta l’arena di un ristretto gruppo di appassionati. L’edizione del 2003 è seguita da oltre 1500 giornalisti provenienti da ben 320 Paesi del mondo, articoli e trasmissioni televisive si sprecano. Nello spirito di chi vi prende parte, la Coppa America è la stessa della prima edizione andata in scena 150 anni prima, ma, fuori e dentro l’acqua, i cambiamenti tecnologici e culturali sono evidenti.
Espressione tangibile della metamorfosi è il trionfo di Alinghi, team svizzero che, dopo aver fatto incetta di numerosi membri dell’equipaggio neozelandese, tra cui proprio Russell Coutts, prima si qualifica per l’atto finale – superando, tra i numerosi concorrenti, anche Luna Rossa e un altro team italiano, Mascalzone Latino – e poi porta per la prima volta la coppa in Europa. La porta in un Paese, la Svizzera, che non ha sbocchi sul mare ma dispone di uomini e mezzi per riuscire nell’impresa, segnata anche dalla sfortuna che colpisce Team New Zealand, costretto per due volte al ritiro e infine battuto 5-0. Alinghi riuscirà a confermarsi campione nel 2007 ma dovrà infine abdicare nel 2010, quando, ancora una volta, la Coppa America è teatro di dispute legali: gli americani di BMW Oracle Team USA non riconoscono il Challenger of record scelto dal Defender svizzero né le regole di classe stabilite e trionfano in una controversa serie di cause legali, escludendo così tutti gli altri sfidanti e costringendo Alinghi a una regata a due. Il trimarano approntato dagli sfidanti ha la meglio sul catamarano avversario, e il trofeo lascia nuovamente l’Europa per tornare negli States, dove rimarrà anche nel 2013, al termine di un’edizione che passerà alla storia.
Stiamo parlando di quella che, proprio negli attimi in cui l’equipaggio americano taglia il traguardo nell’ultima regata, viene definita come “la più grande rimonta nella storia dello sport”: pur incassando una doppia penalizzazione e trovandosi in svantaggio 1-8 contro un Team New Zealand (dal 2007 Emirates Team New Zealand) più agguerrito che mai, Oracle Team USA riesce a recuperare e a vincere 9-8. Mai una finale di Coppa America è stata tanto emozionante e mai, forse, ha generato così tante polemiche: il successo statunitense viene infatti esaltato da una parte e ferocemente contestato dall’altra, con libri, dossier e documentari che parlano di un uso irregolare della vela alare.

Nel 2017, però, Emirates Team New Zealand torna alla carica e vince, trionfando in un’edizione che vede Luna Rossa ritirarsi in segno di protesta per il cambiamento in corsa delle regole imposto dal Defender. Per qualche giorno si teme che il team Luna Rossa Challenge possa scomparire, che Patrizio Bertelli abbia ormai smesso di sognare, ma tutti i timori vengono spazzati via quando è lo stesso imprenditore italiano ad annunciarlo come prossimo Challenger of record, all’indomani della vittoria dei neozelandesi.

Nelle acque del Golfo di Hauraki, dove nel 2021 verrà deciso il nome dell’equipaggio chiamato a sfidare i campioni per la prestigiosa coppa d’argento, ci sarà anche Luna Rossa, pronta a vedersela con gli inglesi e con i pluricampioni americani. I tempi per un successo italiano sono maturi: con lo stile che da sempre lo contraddistingue, Bertelli ha allestito un team di eccellenze, curando ogni minimo particolare nel percorso di avvicinamento a quello che è da sempre il suo sogno e che negli anni ha contagiato milioni di persone. Basterà per alzare finalmente al cielo la “vecchia brocca”? Al mare, come da sempre accade e sempre accadrà, l’ultima parola.

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