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Vivere in una struttura orientata al benessere

Essere in armonia con l'ambiente che ci circonda, anche questo è Wellness. Uno stile di vita che parte dal design, dall'immaginare come inserire un edificio in un contesto naturale o urbano prima di costruirlo. Si chiama organic architecture e sta alla base del benessere in cui viviamo ogni giorno.

Design, natura e benessere

Pensare, progettare, costruire, vivere in simbiosi con l’ambiente circostante. È il modo in cui il design prende per mano quella che conosciamo come organic architecture. Ce lo ha insegnato bene Frank Lloyd Wright, l’architetto dietro uno dei capolavori che meglio di altri integra un edificio all’interno del suo contesto naturale. Con Fallingwater, nel 1939 realizza una villa tra i monti della Pennsylvania per il ricco commerciante Edgar Kaufmann, innamorato di una piccola cascata sul ruscello Bear Run.
Immaginando tre terrazze a sbalzo sovrapposte che creano un equilibrio con la stratificazione delle rocce e l’acqua che si getta nel corso sottostante. Una connessione tra gli elementi a disposizione e lo spazio che si fondono un unico organismo e che 23 anni dopo fa dire al suo stesso designer: «Non penso che niente ancora abbia uguagliato la coordinazione, la sintonia espressiva di un grande principio di armonia dove la foresta, il ruscello, la roccia e tutti gli elementi strutturali sono così quietamente combinati, tanto che puoi realmente ascoltare non altri rumori se non la musica del ruscello che scorre. Così ambiente ed edificio sono una cosa sola, il luogo (la costruzione, l’arredamento) e anche la decorazione, e anche gli alberi, tutto diviene una cosa sola nell'architettura organica, sintesi nella quale confluiscono tutti gli aspetti dell’abitare e si pongono in armonia con l’ambiente».

Sustainability treehouse, tra benessere e il rumore del legno

Seguendo le idee e il pensiero costruttivo di Wright, spazi in cui le persone possano vivere e crescere in sintonia con ciò le circonda, la scelta di materiali come il legno diventa il layout portante legato alla sostenibilità nel caso della Sustainability Treehouse. Costruita nel 2014 dallo Studio Mithun per i Boy Scouts of America, sorge all'interno del Bechtel Reserve nel West Virginia con un design funzionale al suo utilizzo: un centro di documentazione e osservazione della foresta dall'interno e dall'esterno. Gli architetti hanno ridotto al minimo l'impatto sul terreno e ridotto le strutture interne a 310 mq, dando valore a scale, terrazze e piattaforme che si snodano lungo l'altezza degli alberi con geometrie ed elementi verticali che si integrano con l'ambiente.
Una casa sull'albero sostenibile che, per definizione, l'ambiente lo rispetta seguendo tutti gli standard. L'illuminazione è quasi esclusivamente naturale, quella artificiale viene prodotta da pannelli fotovoltaici e da due turbine eoliche da 4 kw. Il fabbisogno di acqua è garantito da una tecnologia di raccolta e trattamento dell'acqua piovana, mentre il compostaggio delle toilette e di altri rifiuti avviene sul posto. Un progetto a energia e impatto zero.

Eyustur town hall, il ponte-municipio

Laddove è possibile, l'obiettivo della filosofia e dell'estetica progettuale contemporanea segue quindi la strada di creare un prolungamento della natura. E a volte anche un ponte, come nel caso del municipio di Eysturkommuna sulle Isole Faroe realizzato nel 2018. Situata nel piccolo villaggio di Norðragøta, la costruzione sembra un'estensione della montagna che la sovrasta, levigata dal vento e dalle forze vulcaniche che caratterizzano l'arcipelago nell'Oceano Atlantico del Nord. Un unico piano orizzontale di 750 mq ricco di vetrate (anche sul tetto e sul pavimento) che fa da funzione di ponte per l'attraversamento di un torrente, con un rooftop verde per godersi il panorama o fare dei pic-nic. «L'idea principale alla base del progetto del municipio è guidata dal concetto di una linea fugace tra paesaggio ed edificio - spiega l'architetto Ósbjørn Jacobsen dello studio Henning Larsen di Copenaghen - da una la linea confusa tra natura e costruzione, dal fatto che lo spettatore ha difficoltà a distinguere dove finisce il landscape naturale e inizia la struttura».

Regen Villages, vivere in una greenhouse

Come off-the-grid è anche il ReGen Villages, progetto in costruzione al Almere, in Olanda. Un villaggio che ha l'ambizione di diventare autosufficiente dal punto di vista energetico e alimentare, ereditando l'architettura dalle greenhouse (le serre molto diffuse in tutto il Paese, leader mondiale per la produzione di fiori e ortaggi) che avranno la doppia funzione di coibentare le case e dare la possibilità ai residenti di coltivare prodotti a centimetro zero.
Qui la natura, in una Nazione che per caratteristiche geografiche non ha a disposizione colline o montagne, viene considerata il partner ideale che si innesta sulla filiera fatta da essere umani, produzione e consumo. Con l'obiettivo di raggiungere la punta più alta della filosofia di wellness ottenendo dalla terra gli ingredienti per una cucina sana e riducendo drasticamente l'impatto dei rifiuti (gli scarti saranno utilizzati come fertilizzanti e fonte di energia) grazie a una scelta architettonica basata sull'economia circolare.

Frederiskvej Kindergarten, all'asilo come a casa

I principi di Wright lasciano però spazio a un'interpretazione modernista dell'architettura. Un progetto, una costruzione non devono per forza essere legati all'idea di natura che tutti conosciamo fatta di colline, montagne, alberi e acqua. Organicità significa armonia e serenità di forme applicate a qualsiasi contesto ambientale. Ne è un esempio il Frederiksvej Kindergarten (Danimarca) realizzato nel 2015 dallo studio COBE. Sulle ceneri di un piccolo asilo che ospitava 30 bambini, ne è stato costruito uno nuovo che ne accoglie 182. Ed è proprio il concetto di “uno” ad essere stato rivisitato: non una singola struttura, tipica rappresentazione di una struttura statale, ma un insieme di piccole case (con il tetto a punta, proprio come le disegnerebbe un bambino) che si ricollegano all'architettura del vicino quartiere residenziale di villette familiari. Come dire: a scuola come a casa, e viceversa. Il risultato è una serie di edifici che hanno sì la funziona educativa, ma connessi tra di loro se pur con ambienti abitativi ben definiti dalle varie attività. Circondati da atrii e giardini che, da una parte favoriscono i momenti di gioco dei bambini, dall'altra diventano spazi di aggregazioni per le famiglie.

Solo house, una piramide (rovesciata) in Spagna

Del resto, c'è chi si è spinto oltre definendo un resort-casa vacanza tuttora in costruzione «un edificio a metà tra natura e architettura». A pensarla così è il designer Makoto Takei della Takei Nabeshina Architects di Tokyo che, nella regione spagnola di Matarrana, ha progettato una piramide capovolta in un ambiente rurale, una forma classica ma rovesciata proprio per creare un senso di assenza di peso e dando alla struttura la funzione di “albero” per fornire molta ombra nel caldo clima mediterraneo.
Le grandi aperture rettangolari forniranno luce naturale e ventilazione, mentre la piscina (inizialmente pensata come una seconda piramide a fianco dell'abitazione) sarà ospitata sul tetto. Qualcuno ha gridato subito allo scempio, pur rimanendo affascinato dall'idea, domandandosi se avesse senso che una navicella spaziale dovesse atterrare in una zona popolata di villaggi medievali, di ulivi secolari, di vigne rinomate. Eppure, anche questa è la sfida dell'architettura contemporanea, cercare la coesistenza con tutto ciò che è passato, presente e futuro.

Kunsthaus graz e pathé: due alieni in città

Eppure, il concetto di organicità trova la sua applicazione anche attraverso forme decisamente meno rigide e più flessibili, trovando sempre fluidità con gli ambienti circostanti. Due esempi su tutti descrivono bene l'idea di ultra-organic architecture. Il primo, a Parigi, è la Fondazione Jérôme Seydoux-Pathé (archivio storico della casa di produzione Pathé) progettata da Renzo Piano e inaugurata nel 2014, un edificio a forma di lumaca che si erge sopra la tradizionale facciata neoclassica dell'ingresso: «Inserire un'architettura all'interno di un isolato storico obbliga a un dialogo ravvicinato, fisico, con le preesistenze. Costruire sul costruito può essere un'occasione di riqualificazione diffusa, di riconquista dello spazio» spiega l'architetto.

E il risultato non deve spaventare, come di fatto non ha mai fatto orrore a nessuno la famosa piramide del Louvre. Il secondo esempio invece è a Graz, in Austria, sede del Kunsthaus Graz, il museo di arte moderna del 2003. Sembra qualcosa che arriva da un altro pianeta (il suo soprannome è The Friendly Alien) e che si nasconde tra gli edifici attorno. Ma il punto sta proprio qui, non si nasconde, piuttosto si integra con i suoi pannelli in acrilico blu iridescente in mezzo alle tegole di argilla rossa dei tetti barocchi di metà ottocento.

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