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Viaggiare per conoscere: il turismo culturale

Ormai da tempo immemore, almeno da quando si può parlare in senso proprio di turismo di massa, l’idea del viaggio è circondata da quest’aura quasi miracolosa, che fa della scelta di partire una sorta di pozione magica, panacea di tutti i mali. Certo, che un viaggio possa risolvere qualsiasi situazione di malessere è un luogo comune. Eppure, è certamente vero che se si vuole vivere una vita autenticamente votata al benessere non si può escludere il viaggio dalla propria routine. Ma esiste un nuovo modo di viaggiare che si sta diffondendo sempre di più: il turismo culturale.

Turismo culturale: un nuovo modo di viaggiare

Già nel 2017 un report realizzato dall’Organizzazione mondiale del turismo prevedeva che i servizi turistici legati al mondo della cultura avrebbero definito il nuovo scenario del turismo mondiale sempre più orientato ad un turismo culturale. Dalle città alle strade storiche, dagli eventi artistici alle esperienze di avvicinamento alle culture locali: a emergere era un inedito desiderio di autenticità. Più di qualcuno ha ipotizzato che questa tendenza derivasse da un rinnovato bisogno di creare connessioni personali, figlio di quella società sempre più connessa e sempre più solitaria di cui si legge con fin troppa facilità.
Ma al di là di spiegazioni semplicistiche, è un dato che da alcuni anni le persone siano alla continua ricerca di modi creativi di immergersi nella cultura. Di qui, il boom del turismo culturale o esperienziale e la comparsa del molto più recente transformative travel, che a pieno titolo hanno fatto il loro ingresso nella grande famiglia del turismo culturale.

Cos'è il turismo culturale?

Il turismo culturale, è una tipologia di turismo connessa alla cultura di una specifica regione o paese. L'interesse è rivolto ad entrare in contatto con elementi che caratterizzano una determinata area geografica o popolazione come la storia, l'arte, l'architettura, la cucina tipica etc...

Che si viaggi per entrare in contatto con una cultura diversa dalla propria, per visitare luoghi ed espressioni architettoniche particolarmente significativi per l’identità di un popolo o per partecipare a un evento, è un’esperienza di turismo culturale che si sta cercando. Ma soprattutto, è il fatto di intendere il viaggio come un processo di apprendimento a fare di chi sceglie un’esperienza di questo tipo un vero appassionato di turismo culturale.

I turisti culturali viaggiano guidati da una motivazione profonda: quando partono, sanno esattamente perché lo fanno e perché hanno scelto una determinata destinazione, hanno molto chiaro ciò che sperano di ricavare dal viaggio, che ovviamente è molto più di una semplice occasione di svago e spensieratezza.

Non è un caso, allora, che il turismo culturale vada molto spesso a braccetto con il turismo sostenibile: partire motivati e consapevoli è indubbiamente l’approccio migliore per supportare un turismo diretto a rafforzare l’identità di chi vive nei luoghi di destinazione e a portare i visitatori oltre lo stretto perimetro dei must see.
D’altra parte, dal desiderio di stabilire una connessione autentica con le persone del luogo non può che derivare la volontà di lasciare un impatto positivo, e non è questo forse il principio fondamentale della sostenibilità?

Turismo culturale e “solo travel”

Parallelamente all’ascesa del turismo culturale, un altro trend ha segnato nell’ultimo periodo l’industria del turismo a livello globale: quello del solo travel. Viaggiare da soli, antico tabù duro a morire. Come riportato da un articolo pubblicato dal The Telegraph, secondo il report annuale dell’agenzia ABTA relativo al 2018, 1 turista su 9 è partito per una vacanza in solitaria nei 12 mesi precedenti la rilevazione, un numero raddoppiato rispetto ai dati del 2012. Le ricerche online con keyword “solo travel” sono aumentate del 143% in tre anni nel Regno Unito, e sul social network fotografico Pinterest si è rilevato un aumento del 600% solo nel 2018. I dati relativi alle prenotazioni degli hotel e degli alloggi Airbnb non fanno che confermare questa tendenza.
I due trend sono collegati tra loro? È facile immaginare di sì. In fondo, quali sono le ragioni principali che spingono a viaggiare da soli? Conoscere persone nuove, riscoprire se stessi. E quelle che spingono a scegliere un’esperienza di turismo culturale? Beh, chi lo ha provato non ha dubbi: più entri in contatto con persone di culture diverse, e più loro entrano in contatto con te, più è facile accorgersi di aver imparato qualcosa di nuovo sugli altri, ma soprattutto su te stesso.

Turismo culturale: perchè è un'ottima idea

Sei stanco, stressato, sopraffatto dai pensieri e dai problemi della vita quotidiana, ti mancano stimoli per continuare con l’entusiasmo che ti ha sempre contraddistinto, non vedi avvicinarsi la prospettiva di un cambiamento. Cosa ti viene in mente di fare per sistemare la situazione? Un viaggio, naturalmente. Non si contano più gli studi che lo hanno dimostrato, il viaggio ha un effetto straordinariamente positivo sul corpo e sullo spirito: riduce lo stress, stimola la produzione di serotonina e la formazione di nuovi percorsi neurologici, allena l’abilità di problem solving e il pensiero laterale, traducendosi anche in un sensibile miglioramento delle prestazioni lavorative.

Il fascino che esercita l’idea di staccare tutto per ricaricare ha quindi un certo fondamento. Ma viaggiare, tanto più negli ultimi anni, significa molto più di questo: sempre più persone cercare nel viaggio un’esperienza di arricchimento personale, un modo per conoscere luoghi, persone, culture e, nella migliore delle ipotesi, conoscere un po’ meglio anche se stessi.

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