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Quando il viaggio è cura (e prevenzione)

A volte, fatichiamo a concederci un break dalla routine quotidiana e non riusciamo a uscire dal loop di lavoro-lavanderia-bollette-spesa-figli e chi più trattini ha più ne metta. Rimandiamo i momenti di respiro al mese successivo o al periodo di festa più vicino ma, anche quando arrivano, sembra che non sia mai il momento giusto e i periodi per staccare si riducono alle festività pasquali, le vacanze estive o il periodo di Natale.

In Giappone si chiama Karoshi, la morte per sovraccarico di lavoro. Negli anni ‘70, la cultura del lavoro nella nazione era così forte che si sentì il bisogno di coniare un termine ad hoc per le persone che soccombevano per insufficienza cardiaca o ictus causati da lunghe ed estenuanti giornate di lavoro.

La dipendenza da lavoro fa male
La cosiddetta work addiction o workaholism, la dipendenza da lavoro, ad esempio, è uno stato interno alla persona ma fortemente condizionato da fattori esterni come l’eccessivo carico di attività o la reperibilità h24 che fanno sì che si ricevano email a qualsiasi ora del giorno, a cui sempre più persone sentono di dover rispondere con la stessa urgenza degli interventi a cuore aperto, e che si accumulino ore e ore di straordinari mai riscattati.

Lavorare fino a tardi o nel week end è accettabile - a volte - ma farlo diventare uno stile di vita non è sostenibile sia a livello fisico che mentale.

In condizioni di stress elevato, il nostro organismo produce cortisolo che inibisce le funzioni corporee non indispensabili nel breve periodo, sostenendo le funzioni degli organi vitali. Aumento della gittata cardiaca e abbassamento delle difese immunitarie sono soltanto alcune delle conseguenze provocate da una quantità eccessiva di cortisolo nel nostro corpo.

Sì, viaggiare

Abbiamo tutti bisogno di un po' di riposo una volta ogni tanto. E, soprattutto, prendersi una pausa è utile perché aumenta la produttività sul posto di lavoro. Andare in palestra o fare yoga va bene, ma a volte è necessario staccare completamente la spina e partire.

Sì, esatto. Partire, per un lungo viaggio.

Il viaggio è di per sé un meccanismo di resettaggio automatico perché cambia tutto: la nostra routine, i fusi orari e le persone con cui ci interfacciamo. Quando siamo in viaggio, allentiamo la presa sulle regole di tutti i giorni. Non mettiamo la sveglia, dormiamo fino a tardi, beviamo il primo caffè del mattino da seduti e non durante il tragitto da casa nostra alla metro o davanti al pc. Torniamo tardi la sera e non ci sono né obblighi né doveri. Ci rilassiamo completamente e siamo più felici. Quando viaggiamo, cambiano le nostre abitudini e i nostri pensieri, in breve, la nostra vita.
Viaggiare è un ottimo modo per staccare completamente la spina
Viaggiare ci permette di ricongiungerci con noi stessi ed è un ottimo modo di sciogliere tutte le condizione causate dallo stress senza alcuna medicina. A livello corporeo, le esperienze positive che sperimentiamo col viaggio creano nuovi percorsi neurologici, producono serotonina, l’ormone del benessere, e allenano il nostro cervello al pensiero laterale che ci fa trovare soluzione più creative ai problemi quotidiani. In viaggio, “apriamo la mente”, perché siamo messi alla prova con lingua e costumi diversi dal nostro.

Se poi ci sentiamo particolarmente stressati, l’ideale sarebbe immergersi completamente nella natura, allontanandosi completamente dalla città e dal cemento. Perché no, magari una bella vacanza all'insegna dell’avventura per abbandonare la comfort zone e mettersi alla prova in situazioni nuove. Indipendentemente dal tipo di viaggio, l’importante è partire per resettare tutto e tornare rigenerati.

Rendere il viaggio parte della routine

Quello di cui abbiamo bisogno è semplicemente dare al nostro corpo quello che ci chiede: una pausa. Più viaggi, meno medicine. Prima di iniziare un nuovo lavoro o tra un mese e l’altro per ricaricarsi e tornare con una mente nuova sui progetti.

Viaggiare allena la capacità di problem solving.

Se ci pensiamo, quanto impegno mettiamo nell'organizzazione di un viaggio! Scegliamo le date, compriamo i biglietti, pianifichiamo l’itinerario, prepariamo le valigie… quasi come se fosse un progetto di lavoro. E se partiamo con qualcuno, è anche condiviso.
Viaggiare serve anche a recuperare il proprio rapporto con se stessi
Staccare ogni tanto, allora, non significa non prendere sul serio le proprie responsabilità, ma al contrario riuscire a capire quando è il momento di fermarsi per evitare di essere meno produttivi, dedicando del tempo a se stessi.

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